Dall’inchiesta giudiziaria “Platone” emerge un quadro allarmante di corruzione pubblica

 

Quando il nome di Platone fa rima con la parola corruzione. Già, chi poteva immaginare l’accostamento del grande filosofo greco autore di quella “Repubblica” studiata dai liceali d’ogni tempo con una vicenda giudiziaria che coinvolge politici al governo della cosa pubblica, la “res publica” per dirla in latino e per avvicinarci all’opera platonica. E la spiegazione c’è. Sì, perché proprio tra le pagine di quell’opera emerge (anche) il rapporto tra la politica e la corruzione.

Dalle carte dell’inchiesta “Platone” condotta dai magistrati della Procura di Castrovillari emerge, infatti, un quadro sintomatico e allarmante al contempo di come la corruzione negli enti pubblici possa farla da padrona quando a prevalere sull’interesse pubblico vi sono gli affari privati. E se gli affari sono proprio quelli della famiglia di chi governa la cosa pubblica, allora non ci sono scrupoli che possano frenare la degenerazione corruttiva. Almeno secondo la dettagliata ricostruzione accusatoria scritta nero su bianco da parte degl’inquirenti nei confronti degli undici indagati di Cariati, dove l’altro ieri la guardia di finanza ha arrestato la sindaca Filomena Greco, di 53 anni, il fratello imprenditore Saverio Greco, di 49, il capo dell’Ufficio tecnico comunale Giuseppe Fanigliulo, di 46, l’imprenditore Cristoforo Arcovio, di 46 (quest’ultimo indagato per turbativa d’asta nel filone dell’inchiesta riguardante l’appalto per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani), mentre l’assessore comunale Sergio Salvati ha l’obbligo di presentarsi quotidianamente a firmare in una caserma, e con gli altri indagati che restano a piede libero col bubbone delle accuse giudiziarie sulle loro teste. Per il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari Carmen Ciarcia, e ancor più per il procuratore Eugenio Facciolla ed il suo sostituto Luca Primicerio che hanno condotto e firmato l’inchiesta, Saverio Greco doveva cominciare a costruire il più presto possibile il nuovo ospedale di Cariati, un ospedale privato (quello vecchio, e pubblico, non esiste più già da qualche anno, chiuso dalla Regione Calabria)Un ospedale “di famiglia”. Della famiglia Greco, appunto, che col marchio “iGreco” che da il nome ad una enorme holding imprenditoriale interessata ai più svariati settori, da alcuni anni ha puntato dritto agli opulenti affari nella sanità privata rilevando un po’ di cliniche nella provincia di Cosenza.

 

Giuseppe Fanigliulo

 

E per cominciare i lavori di ristrutturazione dell’immobile di proprietà – già semi-abusivo com’è scritto nelle carte giudiziarie – il capo dell’Ufficio tecnico comunale Giuseppe Fanigliulo, mai assunto per concorso ma nominato di fiducia proprio dalla sindaca Greco, avrebbe fatto carte false per la concessione in sanatoria consentendo che quella struttura potesse addirittura sorgere in una zona classificata a rischio frana “R3” del vigente Piano d’assetto idrogeologico regionale. La figura-chiave dell’inchiesta è infatti proprio Fanigliulo, il cui incarico in Comune andava difeso pure quando la sindaca decadde a seguito delle dimissioni, avvenute il 3 gennaio del 2018, di otto consiglieri comunali che provocarono il commissariamento dell’ente. Qualche giorno dopo s’insediò il prefetto in quiescenza Antonio Reppucci, il commissario nominato dal prefetto dei Cosenza, il quale si ritrovò sulla scrivania una relazione della responsabile dell’Ufficio finanziario in cui si proponeva la decadenza di Fanigliulo. Quest’ultimo però era intercettato al telefono, e l’8 gennaio chiamò il fratello della sindaca, Giancarlo, anch’egli indagato ma a piede libero: «Com’è arrivato il prefetto gli ha fatto trovare il decreto della mia decadenza. Senza dirgli: guarda che può essere mantenuto in continuità firmando la proroga».

 

 

Fanigliulo, secondo le accuse del gip Ciarcia, del procuratore Facciolla e del suo sostituto Primicerio, sarebbe stato l’artefice della “messa in ordine”, attraverso una serie d’artifici amministrativi ritenuti irregolari da parte dell’inquirenti, di tutta la documentazione che avrebbe consentito alla famiglia Greco di costruire il loro ospedale privato di Cariati, il cui progetto era stato pubblicamente presentato il 5 gennaio, appena tre giorni prima di quella telefonata. Circostanza, questa, evidenziata dal gip, che sottolinea come dalla vicenda emerga che tutte le attività irregolari trovano espressione in un percorso delittuoso indirizzato all’abuso d’ufficio e alla corruzione.

 

La sera del 5 gennaio in una sala del teatro comunale stracolma di gente, il progetto dell’ospedale venne illustrato in pompa magna da Saverio Greco, dalla sorella sindaca decaduta da poche ore e dal resto della famiglia (nella foto in alto, da sinistra, Saverio, Filomena, Cataldo, Tommaso e Giancarlo Greco). In prima fila – manco a dirlo – numerosi politici ed imprenditori amici dei Greco giunti ad applaudirli da ogni dove. Sullo schermo gigante scorsero le immagini del nulla osta ottenuto dalla Regione Calabria, l’autorizzazione dell’Azienda sanitaria provinciale e la planimetria della struttura: 6 piani per un totale di 90 posti letto, comprensivi dei reparti di cardiologia ambulatoriale, radiologia, chirurgia, ortopedia, otorinolaringoiatria e molto altro. E la promessa d’assumere personale qualificato per un totale di 120 unità tra medici, infermieri, tecnici ed operatori di laboratorio. Forse anche per questo, qualche mese dopo, ricandidatasi, Filomena veniva rieletta a furor di popolo. Tutti gl’indagati si protestano innocenti. Nelle prossime ore vi saranno gl’interrogatori di garanzia, mentre gli avvocati degli arrestati già sono pronti a presentare i loro ricorsi al Tribunale del Riesame di Catanzaro.

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