Un processo da rifare. È quello relativo all’omicidio di Carmine Avato, il muratore 52enne ammazzato a colpi di pistola la notte tra il 14 e il 15 novembre del 2015 a San Cosmo Albanese. Lo stabilisce la sentenza pronunciata dai giudici della suprema Corte di Cassazione lo scorso 12 febbraio, le cui motivazioni sono state depositate qualche giorno fa. Gli “ermellini” del “palazzaccio” romano di Piazza Cavour pongono una serie d’interrogativi sull’aggravante dei futili motivi contestata al ritenuto mandante del delitto, il 34enne Salvatore Buffone, condannato a 30 anni di carcere (nella foto a sinistra), ed all’esecutore materiale Cristian Dulan, 33 anni, rumeno, reo confesso e condannato a 18 anni (a destra).

La decisione della Cassazione d’annullare con rinvio ad un’altra sezione della Corte d’Assise d’appello di Catanzaro la sentenza di secondo grado limitatamente all’aggravante contestata dalla Procura di Castrovillari e ritenuta adeguata tanto dai giudici di primo quanto da quelli di secondo grado, potrebbe ora far mutare in sede di valutazione le condanne inflitte ai due imputati. La Procura di Castrovillari e i carabinieri della Compagnia di Corigliano risolsero il caso in pochi giorni, concentrandosi su alcune persone nell’ambito familiare della vittima. Tra questi, il cognato di Avato, Salvatore Buffone, ritenuto il mandante dell’omicidio a causa del burrascoso rapporto personale con la stessa vittima. Dopo pochi giorni, infatti, il 18 novembre del 2015, si sarebbe dovuta tenere l’udienza di separazione tra Avato e la sorella di Buffone, motivo per il quale il killer, Cristian Dulan, doveva agire proprio quella notte, quella tra il 14 e il 15 novembre. E così fu.

 

Il luogo del delitto e, nel riquadro, la vittima

 

Secondo quanto ricostruito dagl’investigatori, l’esecutore materiale dell’omicidio, che poi confessò, avrebbe percepito la somma di 500 euro da parte di Buffone per uccidere Avato. La Cassazione ha però aperto nuovi scenari sull’aggravante dei futili motivi contestata agl’imputati. Considerazioni in diritto, rispetto alle motivazioni della Corte d’Assise d’appello di Catanzaro. E le possibilità sono due: qualora i nuovi giudici d’appello dovessero spiegare meglio in fatto l’aggravante dei futili motivi, la condanna potrebbe essere uguale a quella odierna, in caso contrario Buffone e Dulan sarebbero puniti con una pena più bassa. Questo perché circa i contestati futili motivi i giudici d’appello scrivono che «le acredini … sviluppate tra le famiglie Avato e Buffone a seguito del procedimento di separazione coniugale, rafforzandosi, il proposito criminoso, in prossimità della fatidica udienza che si sarebbe tenuta il giorno 18.11.2015, cosicché il cognato non avrebbe potuto presenziare», e per Cristian Dulan che il movente futile era dato «dall’intento del killer di ottenere l’irrisoria somma di denaro pari ad 500 euro a titolo di compenso per il lavoro svolto, o più specificamente “per ottenere i soldi come recupero spese per il consumo di carburante per i continui viaggi fatti da Corigliano Calabro a San Cosmo”». Ai giudici della Cassazione tali motivazioni appaiono contraddittorie e carenti.

 

La sede della suprema Corte di Cassazione

 

Ragioni per le quali, scrivono i supremi giudici, «la sentenza impugnata deve pertanto essere annullata, per entrambi gli imputati limitatamente alla circostanza aggravante di cui all’articolo 61, comma primo, n. 1) cod. pen., per un nuovo giudizio che chiarisca se e con quale modalità l’aggravante contestata abbia in concreto qualificato il fatto commesso». Salvatore Buffone è difeso dall’avvocato Salvatore Siclari del foro di Reggio Calabria, Cristian Dulan dall’avvocato Pino De Luca del foro di Castrovillari, mentre le parti civili sono rappresentate dagli avvocati Rosalinda Artese del foro di Roma e Luciano Tocci del foro di Cosenza.

 

 

 

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