“È  il potere, non la verità che crea le leggi” (T. Hobbes)

 

L’avvenuta fusione delle due ex città di Corigliano Calabro e Rossano è nella sua evidenza un atto determinato  da diversi attori  e che possiamo racchiudere nel triangolo verticistico associativo-politico Graziano-Dima-Minnicelli. Un campo minato, la fusione, da bonificare nel minor tempo possibile con artificieri che in punta di penna e con atti politici dovranno disinnescare un progetto che sommuove, dietro le quinte, una messa in scena patetica di una fusione promossa per il bene comune, nel mentre un articolato interesse di pochi muove enormi appetiti a discapito dei molti. Solo rileggendo attentamente i fatti potremo apprezzare gli attori di questa fusione, la loro messa in scena ed il loro vero volto.

– Giugno 2013   sindaco della città di Corigliano Calabro è l’on. Giuseppe Geraci. Ne ha favorito l’elezione una compagine politica che ha il suo referente in Giovanni Dima.

– Il 7 aprile2014 è approvata la legge Delrio n.56/14  “disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle  unioni e fusioni di comuni”.

-Il 30 aprile 2014 il Consiglio Comunale di Corigliano, approva lo strumento del nuovo Statuto comunale che  contempla all’art. 2 comma 5,  il preludio  della fusione esclusiva tra le Città di  Corigliano Calabro e Rossano.

-Il 23 novembre 2014 con 9.041 preferenze viene eletto consigliere regionale Giuseppe Graziano.

-tra il 2015 ed il 2016 l’onorevole Graziano in qualità di segretario questore della Regione Calabria promuove e inoltra la proposta di legge per la fusione delle due Città di Corigliano Calabro e Rossano

-Con deliberazioni: delib. N.1 del 16.1.2015  il comune di Rossano (sindaco Antoniotti) e delib.n.3 dell’1.2.2016 del Comune di Corigliano Calabro (sindaco Geraci) i rispettivi Consigli comunali hanno dato impulso al procedimento della fusione.

-Il 2016  viene eletto Mascaro Sindaco della Città di Rossano, ad accompagnarlo in questa avventura politica sin dalla prima ora è l’on. Graziano.

– il 22 ottobre 2017 si tiene il referendum consultivo sulla fusione, vince il si.

– il 31 Marzo 2018 la Città unica di Corigliano-Rossano viene istituita con apposita legge.

Questi i riferimenti temporali ufficiali consumati tra applausi, malumori e dissensi.

 

L’inadeguatezza politica di Giuseppe Geraci.

Tra i tanti meraviglia l’atteggiamento di Giuseppe Geraci che nel 2016 pubblicamente si pente di aver dato l’avvio all’atto d’impulso. Questo, egli, riafferma in una recente intervista rilasciata al network “Informazione & Comunicazione”, tra una citazione sgarrupata di Andreotti sulle due Germanie e il dramma manzoniano consumato in veste di don Abbondio.

Politicamente inadeguato, Geraci è per sua vanità caduto nell’ agguato della fusione a freddo del suo più attrezzato compare Giovanni Dima. La verità sul versante coriglianese è quella che vede  un docente universitario che offre le sue competenze a gratis (sic!) su come investire politicamente  per il futuro sulla Città di Corigliano Calabro. Una visione aurorale di  primavera  vedrà Geraci e tutto il consiglio comunale cittadino, compreso il m5s di Ciccio Sapia, promuovere la fusione. Tutti i consiglieri (emblematico l’intervento della consigliera avv.ssa Elvira Campana) ne contemplano l’aspetto, votando all’unanimità l’adozione in civico consesso del nuovo  Statuto comunale  il 30-04- 2014.  All’ art.2 comma 5, così il deliberato recita “[…] nel cui ambito si articola la progressiva conurbazione e fusione dei comuni di Corigliano Calabro e Rossano”.  Un intervento molto discutibile è quello del consigliere Turano, che da relatore presenta come obsoleto e superato il vecchio Statuto comunale. Il noto avvocato, già inquisito ed inquisitore,  non fa emergere che lo strumento era stato, nel marzo 2012,  sottoposto dalla Commissaria antimafia Scialla e dai suoi sub-commissari  ad un adeguamento normativo strutturale  importante, ma non solo, la d.ssa Scialla nel 2013 rese pubblica la relazione commissariale sui vari settori ed aree amministrative che a tutt’oggi  ben illustra i rischi che ancora si annidano, oggi , nei vari uffici comunali. Ed è chiaro che a parte i fronzoli dei consiglieri comunali, a promuovere la fusione sia stato l’ingenuo Geraci  che ometterà poi  di aprire ad una partecipazione pubblica sulla futura Città che certo  avrebbe richiesto qualche anno, almeno un paio, per maturarne un reale  progetto. Di tempo ve n’era! Purtroppo questo non è avvenuto, molto probabilmente Giovanni Dima avrà posto dei paletti insormontabili, ed è inutile e patetica la scenetta di Geraci che piange le sue lacrime di coccodrillo per questa sua e solo sua mancanza. In verità ha perso politicamente la sua partita, quella più importante: trovare la quadra per partecipare all’ardito progetto politico. Stretto nella morsa del patto di stabilità  dai richiami della Corte dei Conti, dal giovane e preparato dr. Siinardi,  il vegliardo Don Giuseppe, suo malgrado, è costretto dalle contingenze. Non gli restava, quindi, altra via che risanare i conti per quei crediti inesigibili e i vari contenziosi che egli stesso aveva inaugurato e che lasciò ai posteri sul finire del suo secondo mandato, nel 2001. Giovanni Dima, d’altro canto si sfilava da bravo illusionista per ricomparire a fianco di Graziano. Così, la patata bollente e restò a Don Giuseppe che fuori dai giochi e per rimediare ai suoi danni, ha ben pensato di scaricare sui cittadini, inermi, il peso dei debiti e del passivo, contraendo mutui ed aumentando in alcuni casi fino all’80 % la tassa sulla spazzatura e sui tributi, tagliando sulla cultura, sul sociale, sulla manutenzione stradale, sulle infrastrutture, sui riscaldamenti delle scuole, sul personale. Il Consiglio comunale, tutto, è stato testimone silente e complice di cinque anni di mostruosità. Consiglieri farlocchi, altro che lampadine!  Forse, egli, il primo cittadino, sperava di lasciare una città risanata o forse no, forse avrà avuto altre mire, qualche assunzione affettiva. Resta il fatto storico dell’aver consegnato la cassa, brevi manu, al dissestato comune di Rossano che aveva contratto debiti con la Sorical per circa euro 1.120.000  ed altri  ancora. Lacrime e sangue versate dai coriglianesi. Sacrifici  che sembrano oltremodo, ad oggi, non servire a molto; le cartelle esattoriali arrivano pesantissime, stratosferiche, doppioni, e minacciose. E’ chiaro, quindi, che in questa prima fase la ex città di Rossano finanziariamente ne ha avuto benefici con le sue tariffe puntuali, ma sarà ancora così? Voglio sperare di no, poiché seppur in un matrimonio non sempre le doti sono equipollenti bisogna che la progenie venga a formarsi sana, con determinati valori. Il denaro in fondo non è tutto. Ma siamo certi che vi sia un buon padre di famiglia in grado di dare vita a questa Città unica? Il dislocamento della segreteria dei Vigili municipali dall’area di  Rossano  all’area di Corigliano, presso l’ex Zagara, oggi sede del Comando dei vigili urbani, conferma i nostri timori per via  delle varie pressioni subite, da più parti dal commissario dr.Bagnato  e dal comandante dei vigili avv. Levato, dalla classe politica rossanese. Più che una  fusione, quindi, si dimostra essere una  evidente  pratica  egemonica del potere che gli ex rossanesi vorrebbero esercitare sui villani coriglianesi. Un errore politico  madornale che non ha nulla di condivisibile e che di certo il passaggio non è passato inosservato ai coriglianesi.

 

L’egemonia politica dei rossanesi

Permettetemi di mostrarvi ora brevi stralci  della relazione illustrativa  alla legge regionale (prop.n.182/10) presentata dall’ on. Graziano in qualità di segretario questore il 30-10-2016: “Il progetto per il comune unico […] si pone nella prospettiva di un miglioramento continuo dei servizi erogati”; “ Il dibattito tra i cittadini dei due comuni si è arricchito con riflessioni di carattere storico e civile…”

  • Ovviamente, tutto fin qui riportato e tanto altro ancora, è partorito dalla fantasia del relatore, così come il dibattito sulla fusione che non ha mai avuto luogo se non nelle segrete stanze e tra pochi intimi.

 

  • Continuando a leggere: “Inoltre nel territorio dei due Comuni sorgeranno a breve importanti opere infrastrutturali, già finanziate e di grande rilievo:
  1. L’avvio e la conclusione dei lavori, nonché l’entrata in esercizio, del nuovo ospedale della Sibaritide quale Polo Sanitario di eccellenza del territorio;
  2. L’avvio e la conclusione dei lavori, nonché l’entrata in esercizio del nuovo depuratore consortile […]

Questa è in parte una chiara e dettagliata programmazione che sciorina una visione di pianificazione da far- west ed una compagine ben individuabile ed ovviamente richiamata, esplicitamente ed implicitamente, nella relazione di presentazione alla Legge Graziano da atti deliberativi e da interventi vari. Attori  in ordine d’apparizione: i due sindaci, Antoniotti e l’on. Geraci, gli altri tre onorevoli Caputo, Dima, Graziano, le 100 associazioni il cui presidente è Amerigo Minnicelli, infine Mascaro. Stranamente tutti collocabili a destra e conservatori (ad eccezione di Mascaro che, e questo non può che consolarci, si accompagna da tempo all’on. Graziano). Ciò indica che questa visione della Città unica non viene dal basso, ma calata da una precisa regia e sostenuta da attori di destra ove ciascuno svolgendo il proprio ruolo ha mosso le fila per la consegna di una Città unica a loro medesimi. E’ questo il tipico atteggiamento di una classe dirigente ben introdotta nella gestione del potere brutale.  In seguito all’approvazione della legge sulla fusione dei due Comuni e dell’istituzione del comune unico della Città Corigliano-Rossano, ciliegina sulla torta, troviamo qualche migliaio di  tonnellate di cemento residuo per realizzare la sede del comune di Corigliano-Rossano, la famosa cittadella:

All’art.4 c.3 la sede del Comune di Corigliano-Rossano è individuata in un’area compresa tra la zona Insiti sud e l’area a cavallo del torrente Cino, a saldatura del territorio urbano […].

Dunque, in quell’area di conurbazione vi è in atto una programmata cementificazione, di quelle senza remore che si è già palesata con i richiami normativi , gli strumenti strategici e di pianificazione, opere, come lo stesso  Graziano spiega nell’introduzione alla presentazione della legge, già  finanziate. Quindi è chiaro che milioni di tonnellate di cemento verranno versate su quell’area che certo dovrà prevedere altre ed altre strutture ancora accessorie e indispensabili, sottoservizi, collegamenti, altre infrastrutture  e chi più ne ha più ne metta.

Ma non finisce qui. Non mancheranno i milioni di euro in trasferimenti contemplati dalla legge Delrio per la Città unica  ed altri finanziamenti regionali. Questo avverrà per anni. Insomma una visione della Città non proprio idilliaca se non proprio funesta.

 

Il silenzio  e l’incognita

Così  ora leggendo fino in fondo tutto è  molto più  comprensibile. Persino questo silenzio omertoso che si consuma in fatti di ndrangheta e di omicidi vari sulla nuova Città,  oltre che sulla cultura, sul sociale, sulla politica amministrativa dei vari candidati a sindaco e dei vari strateghi e saltimbanchi. Consegna del silenzio dovuta ancora una volta alla gestione del consenso e del potere, al cemento ed alle opere pubbliche finanziate, agli interessi che girano intorno alle centinaia di milioni di euro che determineranno i referenti del potere per almeno 15 anni. Non devo certo sottolineare io cosa comporterà realizzare un mega ospedale:  personale medico e infermieristico, personale OSS, nuovi primariati, direttori sanitari ed amministrativi, l’ indotto per appalti di servizi e di beni di consumo. Storie di ordinaria follia!

Alla compagine destrorsa, quindi, non necessita alcuna immaginazione per programmare politicamente, gli basterà attuare pragmaticamente e pedissequamente quanto già scritto. Se di programmi “vo” parlando è, quindi, chiaro che mi rivolgo a chi crede che vi sia ancora la possibilità di una Città più giusta e attenta ai bisogni dei suoi abitanti, dei suoi giovani, piuttosto che versata alla speculazione urbanistica, al degrado culturale e sociale. Possibile, mi chiedo, che non vi sia una personalità in questo territorio capace d’incarnare un simile progetto? Dico uno che possegga i lumi della ragione e che richiami attorno a se le migliori energie, le risorse umane valide, per spendersi al fine di un bene comune? Vogliamo così male a questo territorio?

Nel frattempo un’incognita aleggia minacciosa su tutta la vecchia rappresentanza politica calabrese, pochi o rari gli esclusi. Il silenzio è d’obbligo, a breve parlerà Nicola Gratteri. Non si escludono capovolgimenti di fronte!

 

Di admin