Il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro Vincenzo Luberto ha richiesto la massima pena per i due presunti partecipi del triplice omicidio di Cassano Jonio: quello in cui morì e fu bruciato all’interno dell’abitacolo d’una Fiat Punto, insieme al nonno 52enne Giuseppe Iannicelli ed alla 27enne compagna marocchina, pure il piccolo Nicola “Cocò” Campolongo d’appena 3 anni, nipotino del trafficante di droga “Peppe” Iannicelli.

Quasi una cinquantina d’udienze per concludere una fase dibattimentale ricca di tensioni e di colpi di scena, per stabilire se il 40enne Cosimo Donato alias “Topo” (foto a sinistra) ed il 41enne Faustino Campilongo alias “Panzetta” (a destra) abbiano partecipato o meno al triplice omicidio avvenuto il 16 gennaio del 2014 nella rurale e sperduta contrada Fiego di Cassano. Il procuratore aggiunto della Dda durante la propria requisitoria ha ricostruito tutte le tappe dell’inchiesta condotta dai carabinieri del Reparto operativo speciale di Catanzaro e dai loro colleghi del Reparto operativo di Cosenza. Dalle ore successive al delitto, quando alcuni familiari di “Peppe” Iannicelli, nonno del piccolo “Cocò” Campolongo (nel riquadro della foto qui in basso), incontrarono i due uomini residenti a Firmo, Donato e Campilongo appunto, che puzzavano di benzina. Fino ai dialoghi in lingua arbereshe intercettati nel corso della detenzione di Cosimo Donato. 

 

 

Dai messaggi su Messanger e WhatsApp intercettati dagl’investigatori alle dichiarazioni dei vari collaboratori di giustizia passando per le contraddittorie testimonianze di Sonia Di Monte, ex compagna dell’attuale collaboratore di giustizia Michele Bloise e di Cosimo Donato. I due imputati, secondo la ricostruzione dei fatti del procuratore Luberto, avrebbero bruciato la macchina e i corpi delle tre vittime. Il movente: lo spaccio di droga, il tentativo di “Peppe” Iannicelli di tenere sotto scacco i due imputati e di prendere le distanze dal “locale” di ‘ndrangheta degli zingari di Cassano. Se Cosimo Donato e Faustino Campilongo abbiano materialmente ucciso i tre o se siano realmente loro i mandanti della strage questo ancora non è chiaro, ma la Dda di Catanzaro sta lavorando al secondo livello dell’inchiesta.

 

Mai fu trovata l’arma del delitto né alcuni dettagli che avrebbero potuto allargare il cerchio dei responsabili, come il telefonino della ragazza marocchina Ibtissam Touss. La pubblica accusa a conclusione della lunga udienza di ieri ha dunque richiesto ai giudici della Corte d’Assise di Cosenza di condannare i due imputati, Cosimo Donato e Faustino Campilongo, entrambi alla pena dell’ergastolo. Alla richiesta si sono associati i legali della famiglia Iannicelli, gli avvocati Liborio Bellusci ed Angela Bellusci. Già fissato il calendario per le arringhe da parte degli avvocati difensori dei due imputati. 

 

 

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