Una calma piatta e surreale. Questo il clima, nella soleggiata mattinata dicembrina odierna e prenatalizia tra le banchine del porto di Schiavonea (foto), a Corigliano Rossano. Inconsueto “teatro” in questi giorni dell’ultima misteriosa storia di ‘ndrangheta nel cuore della Sibaritide, che presenta tutti gli elementi d’una tragica commedia. Oggi niente squadre di sommozzatori né eserciti di uomini in divisa né posti di blocco sulle larghe lingue d’asfalto che conducono a quelle banchine.

Solo pescatori dell’importante locale marineria, ed un via vai più intenso del solito di furgoni carichi di pesce destinato al consumo finale sulle tavole natalizie e di fine anno. Le ricerche d’altri clamorosi ritrovamenti nelle acque del porto, insomma, sembrano segnate dalla parola “stop”.

 

Ricapitolando, c’è un cadavere forato di spari, quello del boss coriglianese 51enne Pietro Longobucco alias ‘U iancu i varrili (foto in bass0), c’è un furgoncino Fiat Fiorino bianco, quello d’un ragazzo “vicino” al boss, il pregiudicato 30enne Antonino Sanfilippo, e nel Fiorino c’è una pistola: quella di chi non si sa. Come non si sa se sia proprio quella la pistola impugnando la quale qualcuno ha fatto più volte fuoco contro Longobucco spedito anziché al Creatore al dio del mare Poseidone, giusto perché qui siamo nel cuore della Magna Græcia.

 

Longobucco cadavere è riemerso lunedì mattina, tre giorni dopo il “resto”. Però qualcosa manca ancora all’appello. Più che “qualcosa”, qualcuno: Antonino Sanfilippo. Il giovane pregiudicato aveva denunciato ai carabinieri il furto del suo Fiat Fiorino il giorno prima di scomparire misteriosamente. Una misteriosa scomparsa, la sua, che per le circostanze di tempo e di luogo coincide perfettamente con l’altra scomparsa da Corigliano, quella eccellente, quella del boss suo amico, quella di cui c’è il cadavere bucato dai colpi di pistola la cui autopsia è stata effettuata ieri. Mentre di Sanfilippo c’è soltanto la sua “roba”, vale a dire quel vecchio furgoncino, ma che oggi formalmente risulta di dichiarata provenienza furtiva. Sulla cui carrozzeria, chiaramente, adesso è concentrato tutt’un lavoro tecnico-scientifico fatto di rilievi e comparazioni. Così come sulla pistola, già ritenuta compatibile coi fori sul corpo di Longobucco e rinvenuta proprio nell’abitacolo del mezzo inzuppato d’acqua marina.

 

 

Da tale attività d’analisi e di comparazioni verranno a galla risultati scientifici, così come sono venuti fisicamente a galla il cadavere di Longobucco, il furgoncino di Sanfilippo e quella misteriosa rivoltella. Un particolare per niente usuale quello che “vicino” al corpo d’un boss di ’ndrangheta ammazzato venga trovata pure la sospetta arma del delitto. Un vero rompicapo per gli espertissimi investigatori dei carabinieri della locale Compagnia che conducono questa complessa, intricata e delicata indagine di Natale sotto le direttive dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.

 

Su come siano andati i fatti sulla scorta degli elementi certi – il cadavere di Longobucco ammazzato a colpi di pistola, il furgoncino rubato ma di proprietà di Sanfilippo, la sospetta arma del delitto – il terreno delle ipotesi investigative è minatissimo e presenta forti elementi di fine depistaggio. Di cui la ‘ndrangheta può essere ben capace, anzi maestra…

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