I misteri della nuova guerra di ’ndrangheta 

 

Una rivoltella. Spuntata dall’abitacolo del furgone Fiat Fiorino scaraventato dalla banchina del porto di Schiavonea, a Corigliano Rossano, e rinvenuto durante la giornata di ieri quando una gru dei vigili del fuoco l’ha tirato su. Il proprietario del mezzo è il 30enne coriglianese Antonino Sanfilippo, noto pregiudicato del luogo ed irreperibile da due settimane. Mentre il cadavere dell’amico che frequentava abitualmente, il coriglianese boss di ‘ndrangheta 51enne Pietro Longobucco alias ‘U iancu i varrili, era stato rinvenuto tre giorni prima nelle acque del porto sotto quella stessa banchina.

I due sono svaniti nel nulla negli stessi giorni. Longobucco però è “ricomparso”. Cadavere: crivellato di colpi di pistola, con ogni probabilità proprio quella pistola. Di Sanfilippo però ancora non v’è alcuna traccia, né da vivo né da morto. E adesso il revolver trovato nel furgone riemerso dal mare apre inquietanti scenari per gl’investigatori della locale Compagnia dei carabinieri, che conducono le indagini del “caso” sotto le direttive dei magistrati della Procura distrettuale antimafia di Catanzaro diretta da Nicola Gratteri.

 

Il giorno prima che di lui si perdessero le tracce, Antonino Sanfilippo aveva denunciato proprio ai carabinieri il furto del Fiorino ritrovato ieri nelle acque del porto. Una messinscena? Qualche elemento lo lascerebbe supporre. Quel mezzo, infatti, valeva si e no 200 euro – a questo prezzo pare che lo stesso Sanfilippo l’aveva proposto in vendita ad un conoscente, qualche mese fa – e il proprietario amico d’un boss di ‘ndrangheta molto difficilmente a queste latitudini ne avrebbe denunciato il furto. Perchè piuttosto avrebbe richiesto l’interessamento del boss o di qualche suo uomo per poterne ritornare in possesso. A meno che lo stesso proprietario non subodorasse qualcosa. Tradotto: a meno che non sospettasse che quel mezzo potesse essere utilizzato per compiere un furto, una rapina, o un omicidio. Oppure per occultarvi o trasportarvi qualche cadavere.

 

Nello specchio acqueo antistante quella stessa banchina, frattanto, continuano le ricerche da parte dei sommozzatori in forza ai carabinieri alla ricerca dell’eventuale, secondo cadavere: quello di Sanfilippo, appunto. Che, ammesso sia morto ammazzato, potrebbe essere stato occultato da qualche altra parte, magari non in mare e lontano da Corigliano. Potrebbe essere stato fatto sparire per sempre, insomma, proprio come suo padre, “Mimmu ‘u catanisu”, narcotrafficante internazionale proprio per conto della ’ndrangheta coriglianese, ammazzato a revolverate a bordo d’un fiume nel novembre del 1997 ad Arcen en Velden, una quasi anonima cittadina dell’Olanda, e poi gettato in quelle gelide acque del Nord Europa, come rivelò anni dopo uno dei suoi assassini, quel Giorgio Basile alias ‘U tedescu, ex “uomo di rispetto” di Corigliano poi divenuto collaboratore di giustizia.

 

Sul furgone e sulla pistola sono ovviamente già in corso tutti gli accertamenti tecnico-scientifici finalizzati a verificarne la compatibilità con tutto quanto il resto. Il mistero di questa nuova ripresa della guerra di ‘ndrangheta nella Sibaritide continua…

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