L’INGEGNERE CALABRESE NOMINATO E POI “TROMBATO” DAL M5S CI SCRIVE E CI METTE LA PEZZA…

 

Egregio signor Sosto, abbiamo deciso di darle spazio integralmente non perché “obbligati” in relazione alla notizia da noi riportata nella giornata di ieri

dal momento che, quanto a sua replica, sarebbero bastate (e francamente pure avanzate) le righe della sua nota che contengono la “contro-notizia”.

 

Abbiamo, invece, deciso di pubblicare integralmente la sua nota perché a nostro giudizio le sue parole contribuiscono a formare l’opinione pubblica, obiettivo cui dovrebbe sempre tendere il giornalismo. Ecco: noi di professione non siamo ingegneri né manager della sanità, ma giornalisti liberi. E la nostra professione è quella di dare notizie di pubblico interesse e di contribuire a formare l’opinione pubblica. Ed è per questo che respingiamo al suo stesso mittente il suo offensivo “chi ha armato la sua penna” che fa crollare in modo commiserevole il suo ricco curriculum al cospetto della nostra libertà professionale (a proposito: può tranquillamente risparmiarsi d’inviarcene una copia, poichè noi non potremmo offrirle alcun incarico ministeriale).

 

«Egregio signor Buonofiglio, ho letto il suo articolo che mi riguarda e mi ritrovo, come non mi accadeva da alcuni anni, ossia da quando ho deciso di lavorare fuori dalla Calabria, a confrontarmi con una di quelle peculiarità della mia terra che da sempre la contraddistinguono… l’invidia… che una parte mediocre di calabresi nutre nei confronti dei propri corregionali che raggiungono meriti e riconoscimenti. Vede, signor Buonofiglio, chi ha armato la sua penna, alcuni dei miei stessi concittadini ed ex colleghi, frustrati dal non avere ottenuto nella propria vita professionale i successi che auspicavano, mi costringe a risponderle, analizzando singolarmente i vari punti da lei trattati.

 

Iniziamo da quanto lei stesso rileva quando dice che sono stato “individuato tra una rosa di professionisti di tutt’Italia con spiccate capacità manageriali, professionali e tecniche… selezionato proprio come esperto nell’analisi e nella valutazione dei progetti, l’applicazione degli strumenti d’ingegneria finanziaria e del project financing”. Parrebbe, quindi, che sia stato scelto per “merito” per il mio curriculum vitae, curriculum di rilievo (se ha piacere posso inviargliene una copia), costruito sul campo con dedizione per il lavoro e con sacrifici personali. Ma, da quanto riportano le sue fonti, sarebbe accaduto qualcosa di molto grave; a suo dire, ci sarebbe stato un ripensamento (del ministro?) a seguito del quale sarei stato messo in condizioni di rifiutare l’incarico. Non mi sono ben chiari i metodi e/o le motivazioni che avrebbero usato nel convincermi a rifiutare un incarico già affidatomi con un decreto ministeriale ma, quanto da lei dichiarato è certamente molto grave, rasenta l’ipotesi di reato. Lei sostiene, in pratica, che un ministro della Repubblica Italiana mi avrebbe fatto delle pressioni per indurmi a rifiutare un incarico, affidatomi da lei stessa qualche giorno prima per meriti, perché sarebbe stato fatto un gran “casino” da parte di onorevoli deputati e senatori della Repubblica Italiana, deputati e senatori che fanno parte di un movimento politico che ha tra i suoi principi cardine quello di scegliere le persone per le loro competenze… leggermente paradossale!!! Ma se le mie competenze sono state asetticamente, senza influenze esterne, accertate dallo stesso ministro, non dovrebbero essere felici i miei corregionali che un loro conterraneo assurga a nuovi importanti ruoli? E’ pur sempre un rappresentante del proprio territorio, dovrebbe essere un motivo di vanto da parte della propria gente… o sbaglio? Ma la cosa che ha ancor di più del paradossale è il perché io avrei dovuto subire questo ricatto ed accettare supinamente di fare un passo indietro, cosa avrei avuto in cambio? Quale la contropartita? A quali logiche mi sarei dovuto piegare accettando di fare un passo indietro?

 

Mi scusi signor Buonofiglio, forse sarà difficile per lei crederci, ma esistono motivazioni molto più semplici; motivazioni, forse, per lei banali come quella di voler fare bene il proprio lavoro, di volermi dedicare alla redazione di un nuovo Piano operativo che consenta ad una Regione (il Molise) che mi ha accolto, di uscire definitivamente, grazie ai risultati già conseguiti, da un Piano di rientro dal deficit sanitario ormai decennale, di volermi dedicare a quegli incarichi che le più importanti associazioni di manager sanitari operanti sul territorio nazionale hanno da poco deciso di affidarmi. Sciocche motivazioni, forse per lei poco plausibili, ma che ti costringono a fare i conti con il tempo da poter dedicare ad altri nuovi incarichi, seppur di rilievo, che però ti rendi conto che non ti appartengono più, che sono propri di un profilo professionale, quello di ingegnere, che hai deciso di abbandonare per dedicarti ad altro e, quindi, anche se con un po’ di dispiacere, decidi di rinunciare.

 

Passiamo, poi, alle motivazioni che sarebbero alla base delle sue elucubrazioni in merito alla mia vicinanza ad ambienti politici. Per darle la dimensione esatta delle mie appartenenze politiche debbo andare indietro di qualche anno e partire dal 2005, anno in cui il dottor Achille Gentile, all’epoca direttore generale dell’ex Asl di Rossano, con un governo regionale di centrodestra, mi affida (dopo che per quattro anni ho svolto il ruolo di consulente esterno dell’Ufficio tecnico affidatomi dal precedente governo regionale di centrosinistra) il ruolo di dirigente dell’Ufficio tecnico, con un contratto a tempo determinato. Passano un paio di anni ed è nel 2007 che il dottor Giuseppe Carbone, nuovo direttore generale dell’ex Asl di Rossano, con un governo regionale di centrosinistra, mi chiede di dirigere l’Unità operativa delle tecnologie sanitarie. Ancora qualche anno e, nel 2009, il dottor Franco Petramala, direttore generale della neo Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, con un governo regionale di centrosinistra, decide di nominarmi direttore dell’Unità operativa complessa Attività tecniche e patrimoniali. Nel 2013 è il dottor Gianfranco Scarpelli, direttore dell’Asp di Cosenza, con un governo regionale di centrodestra, a nominarmi direttore della Uoc Gestione infrastrutture e tecnologie dell’intera Azienda sanitaria di Cosenza ed, infine, è il presidente della Regione Molise architetto Paolo di Laura Frattura, (questa volta Partito democratico) a promuovermi direttore generale dell’Azienda Sanitaria unica della Regione Molise; un fantasmagorico asse tra destra calabra e sinistra molisana che si forma “ut amoveatur” il sottoscritto dall’Asp di Cosenza (non ero neanche lontanamente consapevole di cotanta potenza!!!) e che perdura tutt’ora nella stessa Regione Molise, oggi governata dal presidente Donato Toma, con una coalizione di centrodestra, il quale manifesta pubblicamente di nutrire profonda stima nei miei confronti e per le mie capacità. Come ben può evincere, signor Buonofiglio, la mia appartenenza politica è abbastanza evidente, cosi come le mie tessere di partito o le mie candidature a ruoli politici… o, forse, la favola della mia appartenenza politica serve a qualcuno dei suoi informatori e miei delatori per giustificare il perché io raggiunga risultati che loro non riescono a raggiungere, per giustificare i loro sleali tentativi di sminuire la mia persona.

 

E’ sempre la solita storia, il motivo del successo che qualcuno raggiunge è sempre frutto di qualche misterioso percorso… mai che si parli o si verifichi se dietro ci siano competenze. Mi consenta un’ultima considerazione personale… una volta era “nemo profeta in patria”, bastava andare via dalla propria terra per cercare e, come spesso accade a tanti calabresi, riuscire, a dimostrare il proprio valore. Oggi, ahimè, mi ritrovo a fare una amara e triste riflessione… esiste una parte della mia terra d’origine, che, con assurda cattiveria, spreca le proprie energie non per costruire il proprio percorso, per migliorarsi, per ottenere risultati, ma che si sforza per cercare di ostacolare i percorsi altrui, denigrare i risultati raggiunti da chi ci riesce, e questo avviene anche se questi percorsi sono realizzati al di fuori della nostra amata terra…

 

Credo questo sia uno dei motivi fondamentali per cui la nostra realtà farà sempre più fatica a crescere… utilizzare energie per demolire, distruggere e non per costruire. E’ un’attività che, a meno di sfuggevoli ed eteree soddisfazioni come quelle che proveranno alcuni nel leggere i suoi articoli su di me, comunque non gratifica ed in ogni caso continuerà a lasciare dentro a quelle piccole persone che la perseguono un’amara insoddisfazione interiore per ciò che avrebbero potuto realizzare impiegando per loro, per realizzare le proprie ambizioni, i propri sogni, quel tempo che hanno dedicato a cercare di ostacolare il cammino di chi, come me, ormai non fa più parte della propria terra. Distinti saluti, Gennaro Sosto»

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Di admin