C’è un Partito democratico elettoralmente “suonato” e frastornato dalla più grande sconfitta delle sue sconfitte – quella delle Politiche dello scorso 4 marzo – che adesso, come il figliol prodigo della nota parabola evangelica, sta cercando di virare “a sinistra”, ma la fase congressuale già in atto si chiuderà nel prossimo mese di marzo. E “certe cose” vanno decise ben prima, almeno alle latitudini della nuova città di Corigliano Rossano, i cui cittadini, molto verosimilmente a maggio, saranno chiamati ad eleggere il loro primo sindaco ed il loro primo consiglio comunale.

Un appuntamento, questo, che non attenderà certo le risultanze delle rese dei conti interne al Pd. Già, il Pd. A dispetto dei suoi magri valori alle ultime distinte elezioni comunali, quelle del 2013 a Corigliano – il 13% – e quelle del 2016 a Rossano – il 9% – si tratta comunque d’un partito ben strutturato ed organizzato e quindi sono in molti ad interrogarsi sul ruolo che esso potrà recitare in commedia nella prossima consultazione comunale della città unica nata dalla fusione dei due ex comuni. Con un paio d’elementi interni che cominciano a creare un serio imbarazzo: Luigi “Gino” Promenzio ed Aldo Zagarese. Entrambi dirigenti Pd, del primo benché ancora non ufficialmente indicato si sa già che dovrebbe essere il candidato sindaco d’una coalizione pseudocivica ma politicamente composita e sbilanciata a destra, del secondo, uscente vicesindaco di Rossano, sono ben note aspirazioni e sgomitamenti che lo stanno portando a frequentare ambienti pur’essi di marca destrorsa e raccolti intorno a quella sorta d’aggregazione che da qualche settimana chiamano “Le lampadine”. Sembrano soltanto oppure sono già bell’e fuori dal Pd? Chissà.

 

Un Pd che, al contrario di loro, vorrebbe invece “virare a sinistra”, come dicevamo. Un Pd di cui è difficile, anzi praticamente impossibile, soltanto poter immaginare un ipotetico candidato sindaco. E con qual’ipotetiche alleanze, poi?

 

 

A sinistra della scacchiera politica locale c’è un solo nome. Ed è già nella mischia. Sarà certamente candidato a sindaco d’una coalizione civica che parte da sinistra ma che allo stesso tempo è aperta al mondo “più moderato”. Si tratta del movimentista Flavio Stasi (foto in alto), leader di “Corigliano Rossano pulita” come di “Terra e popolo”. Ed il suo curriculum – compreso quello elettorale – dice che per soli 110 voti nel 2016 mancò di guadagnare il turno di ballottaggio per essere eletto sindaco di Rossano. E tutti gli osservatori dell’attuale città unica hanno sempre unanimemente concordato su una tesi, vale a dire che se Stasi avesse guadagnato quel ballottaggio, al posto del rappresentante di Fratelli d’Italia Ernesto Rapani oppure al posto dell’ultimo sindaco di Rossano Stefano Mascaro, l’ultimo sindaco di Rossano sarebbe stato proprio Stasi.

 

La storia però non si fa coi “se”. Ma come vi sono i corsi, vi sono pure i “ricorsi” storici nei quali si possono correggere eventuali errori passati. E Stasi pare ci stia lavorando sodo tra Corigliano e Rossano. Il Pd dell’agognato ritorno “a sinistra”, a ben vedere e senza auto-strabismo, il candidato l’avrebbe pure. Ma, se per caso qualcuno ci chiedesse di scommettere sull’ipotetica alleanza Stasi-Pd o Pd-Stasi, non ci punteremmo neppure un centesimo dal momento che conosciamo l’oramai cronico, e cosmico, autolesionismo politico ed elettorale del Pd (nella foto al centro, la sede del circolo di Corigliano Scalo). Allora andrà da solo il Pd, ed ovviamente a sbattere ancor più forte del 2013 e del 2016? Solo Iddìo lo sa…    

 

 

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