Vincenzo Piraino (foto) è un valente vigile urbano della città di Corigliano Rossano, persona perbene e simpatica. Purtuttavia, ogniqualvolta s’improvvisa a fare il “cronista di se stesso” è costretto a farlo con l’amarezza del perdente e nell’improvvisazione “giornalistica” casca davvero male.

Egli continui quindi a svolgere in modo egregio la propria attività di vigile urbano al servizio dei cittadini e declini la cronaca giudiziaria che non è professione sua, in particolare quando egli stesso ne è coinvolto.

 

Il dispositivo di sentenza d’appello sulla base del quale egli pretenderebbe di “smentire” chi per professione s’occupa di cronaca giudiziaria da vent’anni, con ogni probabilità AltrePagine l’ha avuto in redazione prima dell’interessato. E si legge in un unico modo: il vigile Piraino – che ha intentato processi amministrativi, penali e civili nei confronti d’alcuni soggetti – oltre alla bocciatura registrata in quell’oramai datato concorso pubblico sul quale ha alzato un polverone giudiziario, ha perso per l’ennesima volta ed è stato condannato alle spese processuali. Punto.

 

Più nel merito, e brevemente, da “giureconsulto” egli ha una concezione piuttosto originale e bizzarra dell’istituto di diritto penale della prescrizione: “se il giudice la dichiara nei confronti di chi io ho querelato, egli non è più perseguibile a causa degli oramai spirati termini perché sia fatta giustizia, ma resta comunque colpevole”. Per Piraino che l’ha querelato certamente. Per la giustizia, affatto. 

 

Conosciamo le controparti processuali del vigile Piraino come conosciamo lui. E siamo equidistanti da tutti loro, al contrario del vigile Piraino con taluno di loro. Prima di querelarlo, ovviamente…

 

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