Il primo febbraio del 2017, Giuseppe Geraci (foto), allora sindaco dell’allora Comune di Corigliano Calabro oggi estinto ed istituzionalmente fuso con l’ex Comune di Rossano, trasmette alla sezione regionale della Corte dei Conti, a Catanzaro, una propria richiesta di parere consultivo circa la “convenienza” finanziaria della fusione stessa

entrata in vigore ufficialmente il 31 marzo di quest’anno a seguito del positivo pronunciamento dei cittadini-elettori chiamati al voto nel Referendum popolare consultivo del 22 ottobre 2017. Geraci, in pratica, “interrogava” la Corte dei Conti dopo avere votato lui stesso favorevolmente alla deliberazione dell’allora Consiglio comunale coriglianese che diede il cosiddetto “impulso” alla fusione con Rossano, dopo che in Consiglio regionale era stata presentata la legge istitutiva del nuovo Comune di Corigliano Rossano sulla base proprio delle deliberazioni d’impulso approvate da parte dei due consigli comunali interessati e successivamente discussa ed approvata dallo stesso Consiglio regionale a seguito del positivo esito referendario.

 

Una richiesta di parere, quella di Geraci, anziché ex ante piuttosto ex post, col processo della fusione già da tempo in moto e col suo stesso determinante contributo istituzionale e politico. Salvo, poi, le varie e svariate giravolte malspiegate, sintomatiche del proprio “pentimento” sulla “cosa” senza possibilità di porvi alcun “rimedio”.

 

Una delle tante giravolte di Geraci è cristallizzata proprio nel documento assolutamente inedito che oggi vi proponiamo. È la risposta della Corte dei Conti all’allora sindaco Geraci. Vediamo che gli manda a dire, nero su bianco…

  

 

 

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