Lo scorso 5 ottobre i carabinieri della Compagnia di Corigliano avevano eseguito quattro fermi nei confronti d’altrettanti soggetti residenti in contrada Fabrizio di Corigliano Rossano per il preteso reato di detenzione di sostanze stupefacenti finalizzata ad un’intensa attività di spaccio, documentata attraverso intercettazioni video-ambientali.

Fermi che pochi giorni dopo s’erano tramutati in arresti, per disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari su richiesta della Procura diretta da Eugenio Facciolla. Al vaglio, pure, il progetto d’eliminazione fisica d’un boss “di calibro”, appartenente alla criminalità organizzata coriglianese, da parte d’alcuni degli arrestati e captato durante l’attività investigativa dei militi dell’Arma, che ritengono dunque d’avere sventato l’omicidio. Ma questo è un altro discorso.

 

In carcere, dallo scorso 5 ottobre, Piero Francesco Chiaradia, 45 anni, Giovanni Chiaradia, di 51, Salvatore Bonafede, di 34, e Marco Bonafede, di 26. E ieri è finito in manette un quinto loro presunto complice. Si tratta di Leonardo Bonafede, 32 anni, parente degli altri due Bonafede. L’uomo è stato arrestato a seguito d’una perquisizione domiciliare evidentemente mirata effettuata da parte dei carabinieri, e dopo un rocambolesco suo tentativo di fuga.

 

Gli hanno trovato una bilancia per la pesatura di consistenti quantitativi di stupefacenti (fino a cinque chilogrammi) con dei residui, un coltello a serramanico ed un cucchiaio intrisi di sostanza, ed un modesto quantitativo di droga del tipo marijuana occultata all’interno d’un pacchetto di sigarette. Il sostituto di turno in Procura ha convalidato l’arresto, ma ne ha disposto la remissione in libertà in attesa di giudizio.

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