La storia che vi raccontiamo certamente apparirà buffa a chi la leggerà. Ma per chi l’ha vissuta realmente, subendola sulla propria pelle, a Corigliano Rossano, di sicuro non è stata per nulla divertente. Diciamo subito che i due protagonisti non sono affatto degli stinchi di santo. Francesco Sabino (foto a sinistra), 27 anni, coriglianese, è noto negli ambienti investigativi locali: coinvolto nel 2012 nell’operazione antidroga “Fusion” ed in altro. Giacomo Pagnotta (a destra), 43 anni, solo di recente è stato scarcerato dopo avere scontato la propria condanna definitiva a sette anni e quattro mesi per associazione mafiosa finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti scaturita dall’arcinoto maxiprocesso “Santa Tecla”. Entrambi sono oggi liberi e non gravati da alcuna misura di prevenzione.

Perciò, martedì 25 settembre scorso, Francesco Sabino si reca a Bari per imbarcarsi su un volo precedentemente prenotato per Francoforte, in Germania. Nella metropoli teutonica si ferma tre giorni. Sabato 29 settembre, alle 8,15 del mattino, riparte alla volta di Corigliano Rossano, ma per il ritorno ha scelto di viaggiare a bordo d’un pullman di linea che giungerà a destinazione, nel piazzale antistante la Chiesa di Santa Maria ad Nives alla Marina di Schiavonea, il mattino seguente alle 11,25 circa.

Prima di giungere in città, domenica 30 settembre, Sabino telefona il proprio amico e vicino di casa Giacomo Pagnotta, per chiedergli se poteva recarsi in auto nel posto ed all’ora del proprio arrivo, in modo tale da accompagnarlo a casa, allo Scalo di Corigliano. Detto, fatto. Pagnotta, come da accordi con l’amico, alla guida della propria Renault Clio si reca nel piazzale della chiesa di Schiavonea per dargli il “passaggio”. Ma una volta che Sabino è sceso dal pullman ed ha preso il proprio bagaglio, non fa quasi neanche in tempo ad entrare nell’utilitaria dell’amico che succede l’imprevedibile.

Ce lo raccontano gli stessi protagonisti: «All’improvviso, davanti a tutti gli altri passeggeri del pullman che hanno assistito allo “spettacolo”, ci è piombato addosso un plotone di carabinieri. Ci hanno perquisiti e in men che non si dica ci siamo ritrovati in caserma e poi in carcere». Sabino: «M’hanno sequestrato il biglietto aereo d’andata e il biglietto di ritorno in pullman, e, soprattutto, due barattoli di latte in polvere da 250 grammi cadauno, che avevo acquistato a Francoforte prima di ripartire per l’Italia unitamente a delle stecche di cioccolato ed altri dolciumi». A Pagnotta, oltre alla perquisizione personale, i militi dell’Arma perquisiscono la vettura, non rinvenendo e sequestrando alcunché.

Entrambi vengono dichiarati in arresto e condotti in caserma. Dove, nel pomeriggio, i carabinieri effettuano il narcotest sulla polvere bianca contenuta nei due barattoli sigillati ed “incriminati” come “corpi di reato”. E il test da esito positivo all’anfetamina. Narcotest che viene ripetuto attraverso l’utilizzo d’un tipo di reagente diverso: ancora una volta positivo all’anfetamina.

«Tutto ciò mentre facevo presente in modo energico agli stessi carabinieri che si trattava di latte in polvere per macchiare il caffè e che l’avevo pagato 79 centesimi di euro a confezione!». Sabino e Pagnotta vengono quindi tradotti in carcere a Castrovillari. Dove trascorrono l’intera notte tra il 30 settembre ed il primo ottobre. Vi rimarranno fino alle 17,15, quando il sostituto procuratore di Castrovillari Giovanni Tedeschi redige, firma e trasmette alla casa circondariale il decreto motivato di liberazione immediata dei due. E la motivazione è che «l’arresto è stato eseguito fuori dei casi previsti dalla legge».

Nel frattempo, infatti, alla Stazione dei carabinieri di Corigliano Scalo era giunta la relazione tecnica sulla polvere bianca analizzata presso la Sezione investigazioni scientifiche del Comando provinciale dei carabinieri di Vibo Valentia – che metteva nero su bianco l’esito negativo – ed i carabinieri coriglianesi l’avevano sollecitamente trasmessa al magistrato.

La “morale” della vicenda la lasciamo ad esclusivo appannaggio degli stessi protagonisti: «Abbiamo trascorso oltre un giorno solare in stato d’arresto per una banalità, e per due clamorosi errori di test certamente non imputabili a noi e neppure ai carabinieri. Ad essere “schedati” si finisce dentro pure così…».

Sabino e Pagnotta sono stati assistiti dall’avvocato coriglianese Antonio Pucci, il quale non ha dovuto esperire alcun tipo d’attività difensiva. 

       

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