“Scende la sera su Cozzo giardino…” è il titolo d’una foto che compare tra le centinaia e centinaia di post che da un paio di giorni affollano la home page di Facebook nell’area geografica di Corigliano Rossano. Dove, nel residenziale quartiere coriglianese non immune da problemi urbani di vario genere come sovente viene pubblicamente denunciato da parte degli stessi abitanti, da qualche sera impazza il fantasma tour, ovvero un giro turistico praticamente a costo zero alla ricerca della “visione” del famigerato “fantasma” di donna che più di qualcuno giura d’aver visto nei giorni precedenti allo scoppio del “caso”.

Un carosello d’alcune decine d’auto e motociclette, con a bordo perlopiù giovani e magari non tanto affascinati dal mondo del paranormale quanto dalla voglia di divertirsi, di ridere e sorridere alla buontempona. Parcheggiano le auto lungo la strada principale – il quartiere si trova a metà strada tra il centro storico coriglianese e la frazione Scalo – e percorrono a piedi la salita che conduce su Viale Cozzo giardino, attraversando pure le vie secondarie del quartiere disseminato di villette e palazzine.

I residenti lamentano voci e schiamazzi fino a tarda notte, ma sono stati proprio alcuni di loro a segnalare la presenza del “fantasma”. Spiriti o non spiriti, il “caso Cozzo giardino” è diventato un vero fenomeno, uscendo dal virtuale dei social network ed entrando nella vita reale quotidiana dei coriglianesi. Se ne parla praticamente ovunque.

E insieme al “fantasma” di donna di Cozzo giardino sono riaffiorati tutti i suoi “colleghi” del passato attraverso i racconti tramandati da padri e madri ai figli, ai figli dei figli, ed ai figli dei figli dei figli. Che conservano la memoria sociale di quelle narrazioni per le quali la “visione” di turno s’era palesata a questo ed a quello. Anche questa “storia” – d’epoca assai differente rispetto alle altre perché dominata da Internet, smartphone e diavolerie elettroniche varie – di certo finirà in archivio. Già, ma stavolta tanto in quello della memoria umana quanto in quello dei file d’una rete che oramai tutto “presiede”…

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