L’immane tragedia di morte che nel pomeriggio di lunedì 20 agosto scorso a Civita ha fatto registrare dieci vittime tra i circa quaranta escursionisti presenti nell’area delle gole del torrente Raganello non può essere catalogata come una fatale disgrazia e con tale definizione passare agli annali della cronaca o a quelli storici. Quei morti dovevano essere vivi e reclamano giustizia. Del concetto se ne fa energico interprete il procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla (foto), determinato a proseguire in modo approfondito ed efficace l’inchiesta penale avviata (nell’immediatezza contro ignoti) per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose plurime, inondazione ed omissione d’atti d’ufficio.

Inchiesta giudiziaria che tra ieri e l’altro ieri ha visto riempirsi lo stesso fascicolo d’indagine aperto registrando due fatti di rilievo: l’emissione e l’immediata esecuzione del decreto di sequestro probatorio dell’area teatro dell’ecatombe (nelle foto in basso) e l’acquisizione d’una serie di documenti presso gli uffici del Municipio di Civita. Le dichiarazioni d’intenti d’un procuratore che vuole andare a fondo sulle cause di quelle dieci morti e le eventuali responsabilità personali sono chiarissime e parlano un linguaggio assai severo: «Prendersela con quella che chiamano bomba d’acqua è inaccettabile. Il problema non è la natura, la sua forza o le sue potenziali minacce, il problema è gestire “il prima”, cioè adottare tutti gli strumenti posti a tutela dell’incolumità pubblica. In particolare, in luoghi così strutturalmente a rischio come sono le meravigliose gole del Pollino che, forse, in determinate condizioni, non dovrebbero essere accessibili. Che con l’allerta meteorologico della Protezione civile regionale di colore giallo non dovevano esserci persone nella zona non credo vi siano dubbi: è chiaro che se si consentono le escursioni in condizioni d’allerta a gruppi di persone e a bambini in un camminamento tra rocce e torrente che negli snodi più impervi è largo al massimo cinque metri e profondo seicento rispetto alle cime da cui può precipitare l’acqua, questo significa accompagnarli in una trappola mortale. La Protezione civile, come da suo compito, lunedì ha rilevato il grado d’allerta e l’ha trasmessa agli uffici degli enti locali: ora bisogna vedere l’ente locale come ha tradotto quell’allerta, che cosa ha fatto scattare, va ricostruita la sequenza delle decisioni assunte o non assunte, risalendo la catena delle funzioni e delle responsabilità istituzionali. Io sono sceso, nell’immediatezza dell’allarme, verso il fondo delle gole: non ci sono cartelloni, non c’è una tabellonistica idonea a segnalare la complessità del percorso e tutti i possibili rischi, mentre, per paradosso, una scritta avverte che qualche capretta selvatica che pascola sulle cime potrebbe far rotolare giù delle pietre»

L’inchiesta giudiziaria coinvolge il Comune di Civita quanto quelli di San Lorenzo Bellizzi, Cerchiara di Calabria e Francavilla Marittima, oltre all’Ente Parco nazionale del Pollino.

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