Su disposizione del procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla, i carabinieri forestali hanno acquisito, presso il municipio del Comune di Civita, una serie di documenti. Nelle prossime ore potrebbero essere iscritti già i primi nomi sul registro degl’indagati, nel fascicolo d’indagine aperto dallo stesso capo della magistratura inquirente castrovillarese nell’immediatezza della tragica ecatombe di lunedì nel torrente Raganello in piena che ha fatto registrare il pesantissimo bilancio di ben dieci morti tra due gruppi d’escursionisti presenti nell’affascinante percorso naturalistico.

Nell’indagine, al momento contro ignoti, s’ipotizzano i reati d’omicidio colposo plurimo, lesioni colpose plurime, inondazione ed omissione d’atti d’ufficio. In serata è stato eseguito dai carabinieri forestali il sequestro probatorio dell’area del Raganello ricadente nel territorio del Comune di Civita. I militi forestali dell’Arma hanno apposto i cartelli col provvedimento di sequestro nelle vie d’accesso al torrente più conosciute e frequentate, e il provvedimento è stato notificato, oltre che al sindaco di Civita Alessandro Tocci, pure ai suoi colleghi degli altri tre comuni – San Lorenzo Bellizzi, Cerchiara di Calabria e Francavilla Marittima – nei cui territori ricade il percorso del torrente.

«Siamo partiti ora. Siamo all’inizio dell’indagine. Abbiamo acquisito dei documenti e li stiamo valutando». Così il procuratore Facciolla ha commentato lo stato dell’indagine avviata per chiarire se poteva essere evitata la tragedia nelle cosiddette “Gole del Raganello”.

L’attenzione è concentrata soprattutto su una deliberazione dello scorso mese di febbraio con cui si cercava di regolamentare gli accessi proprio alle “Gole” dove s’è verificata la terribile strage d’innocenti: “Regolamento di fruizione delle Gole del Raganello – Gole sicure” recita l’allegato (nella foto il frontespizio) all’atto deliberativo firmato sei mesi fa dal sindaco di Civita Alessandro Tocci. Poi la delibera non ebbe un seguito concreto, sembrerebbe in conseguenza d’alcune proteste, e quindi, poi, non è avvenuta la necessaria condivisione dell’atto con gli altri tre Comuni ricadenti nell’area del Raganello. E se si cerca di regolamentare un flusso, ciò significa che s’era percepita una situazione che andava maggiormente controllata. E tale percezione potrebbe costituire una prova a dimostrazione della consapevolezza degli amministratori, non solo comunali, ben a conoscenza che le Gole del Raganello fossero diventate quasi come un’area pic-nic e che fossero oggetto d’un flusso turistico quotidiano ed organizzato, da guide autorizzate e «non autorizzate» come ha accennato il presidente dell’Ente Parco nazionale del Pollino Domenico Pappaterra. Una pratica consolidata nel tempo e nota a tutti. Il procuratore Facciolla, partendo da tale ambiguità di fondo, cercherà di chiarire una serie d’aspetti. Non ultimo – anzi – quello relativo all’allerta meteo di colore giallo diffuso dalla Protezione civile regionale per il giorno della tragedia. L’allerta giallo di per se non implica criticità allarmanti, ma in condizioni di normalità. Col giallo non si chiudono le scuole, ad esempio. L’escursione nelle Gole del Raganello, però, potrebbe essere ritenuta dalla magistratura inquirente un’iniziativa straordinaria, già con un grado di rischio insito, indipendentemente dalle previsioni meteorologiche. E in tal caso l’allerta della Protezione civile potrebbe avere un certo peso nell’inchiesta.

I SINDACI NON CI STANNO: NO A CAPRI ESPIATORI

«No alla ricerca di capri espiatori: va cercata la verità». I sindaci di Civita, San Lorenzo Bellizzi, Cerchiara di Calabria e Francavilla Marittima, i quattro Comuni a monte attraversati dal torrente Raganello, prendono posizione in relazione all’accaduto. «Esprimiamo anche in questa occasione – è la premessa – il nostro dolore per le vittime ed il sentito cordoglio per le famiglie segnate da questa tragedia. Per rispetto del dramma patito sulla propria pelle da decine di famiglie, abbiamo sin qui inteso coltivare silenzio. Ci dispiace constatare, non senza amarezza, che qualcuno, nonostante il ruolo istituzionale ricoperto, abbia preferito altra strada, ergendosi a giudice e allontanando da sé ogni eventuale responsabilità per addossarle interamente ai Comuni».

Un atteggiamento censurato dai primi cittadini, che compatti affermano: «Sia chiaro: se colpe vi sono, devono essere perseguite fino in fondo. Riteniamo di aver sempre fatto fino in fondo il nostro dovere: per questo, sin dal primo istante, abbiamo offerto la nostra piena collaborazione alla magistratura inquirente, l’unica titolata a far luce sull’accaduto. I primi a volere certezze siamo noi: lo si deve a tante famiglie ed all’Italia intera. Ma in un Paese in cui molte volte lo scaricabarile è servito solo ad individuare capri espiatori ed a tenere nascosta la verità, crediamo sia doveroso evitare che questo schema si ripeta anche per quanto accaduto a Civita». E qui, inevitabilmente, il discorso diventa anche tecnico: «Si sostiene che prestando attenzione al meteo, ed in particolare all’avviso di allerta gialla, sarebbe stato possibile prevenire quanto verificatosi. Ci rimettiamo, una volta ancora, alle indagini ed alle valutazioni della magistratura. È però opportuno sottolineare che il richiamare questo dato sembra, una volta ancora, solo una comoda giustificazione, che non tiene conto della realtà dei fatti».

Dicono i sindaci: «Nel corso del 2018 decine sono state le volte in cui l’allerta gialla è stata diramata, peraltro senza una specifica indicazione del territorio riguardato da possibili ma non certe avversità metereologiche, ma in riferimento ad ambiti territoriali il più delle volte, quasi sempre, coincidenti con l’intera regione». Si aggiunge: «Con l’allerta gialla si indica uno scenario caratterizzato, per definizione, da elevata incertezza previsionale, localizzati ma senza specifica indicazione dei luoghi interessati». Più o meno quanto successo lunedì: «In attesa di ricevere i dati ufficiali già richiesti relativi alle registrazioni effettuate dalla stazione pluviometrica di Cerchiara, da informazioni in nostro possesso sembra che quel giorno neppure un millimetro di pioggia sia caduto tra Civita e Cerchiara».

Si rileva ancora: «Viviamo in una regione in cui il responsabile della Protezione civile regionale lavora in condizioni difficili, pari alle nostre, al punto che in più circostanze ha manifestato la volontà di dimettersi per mancanza di risorse e mezzi. Nei Comuni è anche peggio: sui sindaci vengono scaricate tante responsabilità, ma di uomini e mezzi non se ne vedono, di finanziamenti neppure a parlarne, sebbene negli ultimi anni tanto si sia cercato di fare, anche pesando sui bilanci municipali e con l’aiuto fondamentale delle associazioni di volontariato, per poter guadagnare in efficienza ed efficacia, per quanto possibile».

Concludono i sindaci di Civita, San Lorenzo Bellizzi, Cerchiara di Calabria e Francavilla Marittima: «Per una volta, si rifugga dallo schema dello scaricabarile per una seria e compiuta riflessione sulla funzionalità del sistema: trovare capri espiatori è facile e pure rapido, ma la verità, quella che si deve ad un Paese intero ed a tante famiglie, è tutt’altra cosa».

LEGGI ANCHE

Civita, Calabria: qui si campa d’aria. E si muore d’acqua

 

 

Di admin