Tempo estivo, tempo di letture (e quindi di scritture) leggere, comodamente seduti sulla tazza. Dalle nostre parti vanno forti quelle comiche, per la verità proposte anche fuori stagione da qualche pregiato intellettuale che si diletta tanto a tenersi in allenamento con la scrittura rigorosamente prodotta in tazza, quanto ad allietare la vita per niente facile che si mena, da ‘ste parti. Un intellettuale raffinato, capace di raccontartela sempre diversa, di farti sorridere, di farti ridere, d’emozionarti, tutto, intorno alla tazza delle meraviglie. L’ultima romanzata dell’intramontabile collana ci racconta in modo serioso dell’esigenza poco avvertita da chi scrive i giornali ed evidentemente anche da chi li legge, d’accertare i fatti prima d’emettere un giudizio.

Tesi originalissima che ribalta completamente il quadro – divenuto oramai inattuale sulla e dentro la tazza – per cui l’accertamento dei fatti giudiziari avviene nei tribunali per mano dei magistrati inquirenti e di quelli giudicanti, degli avvocati difensori degl’indagati o degl’imputati e di quelli delle eventuali parti civili, e non già nelle redazioni dei giornali per mano dei cronisti di giudiziaria che leggono le carte di quanto emerso e ne informano i lettori. Con un’idea esplicitamente espressa: abrogare la cronaca giudiziaria. Pure quella d’una stampa che giammai ha indebitamente colpevolizzato o condannato alcuno. E che – secondo il romanziere d’agosto – dovrebbe addossarsi la croce per espiare le pene d’una opinione pubblica che addita colpevoli, li definisce mostri e feccia sociale, ne parla a cena e sui marciapiedi, grida pubblicamente “al ladro!” a quelle stesse canaglie criminali le cui famiglie non possono più uscire di casa perché c’è sempre qualcuno che le guarda con sospetto e le deride ed è pronto a chiedersi come ci si possa sentire ad essere i parenti della canaglia. E ci propina i desideri di linciare i presunti carnefici dopo aver letto ed ascoltato testimonianze ed intercettazioni da cui (lui) non capisce un cazzo e da dove non emergono mostri. Narrandoci – al dunque – delle vittime d’un sistema criminogeno e bla bla bla.

L’idea finale – esplicita quanto grave, gravissima – è l’invocazione del diritto all’oblìo per chi è indagato prima che arrivi una condanna definitiva, finalizzata ad evitare di fare vittime innocenti con la gogna mediatico-giudiziaria e definita come una grande battaglia di civiltà e d’umanità. Ignora o fa finta d’ignorare – il romanziere dell’estate – ciò che proprio in tempi recentissimi ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo, e cioè che il diritto di cronaca prevale su quello all’oblìo perché, così hanno deciso i giudici, è prioritario tutelare la prerogativa della collettività di ricevere notizie d’interesse generale attraverso gli archivi on line dei giornali e spetta ai giornalisti decidere quali dettagli siano d’interesse generale.

Il garantismo è ben altra filosofia rispetto alle romanzate estive, autunnali, invernali e primaverili (a dispetto di chi pensa che non esistono più le mezze stagioni), ma soprattutto a corrente alternata. Romanzate per le quali ieri la colpa era della burocrazia corrotta – e così s’apriva il processo di canonizzazione per il solito qualcuno di cui ci s’innamora perdutamente per qualche anno – mentre oggi quegli stessi burocrati sono di colpo divenuti le vittime di quel sistema criminale architettato dal Padreterno, perchè dal momento che li ha creati Lui l’unico colpevole non può che essere Lui.

Insomma: defecare fa bene e fa bene farlo ogni giorno ed anche più volte al giorno, scrivendo e leggendo, ma ogni tanto la catenella dello scarico andrebbe pure tirata! 

    

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