È indagato per abuso d’ufficio per un ritenuto affidamento diretto di lavori alla pluripremiata ditta Perrone nell’ambito della maxinchiesta denominata Comune accordo che lo vede protagonista insieme a quel Damiano (Perrone, appunto) che lui stesso chiama spessissimo al telefono chiamandolo per nome e rivolgendosi a lui in modo estremamente confidenziale quasi avessero frequentato insieme l’università, ma il 62enne imprenditore è soltanto un geometra che in questi anni ha fatto passi da gigante tali da poter trattare con sufficienza chiunque, compreso l’ingegnere assessore ai Lavori pubblici dell’ex Comune di Corigliano Calabro, il 68enne Raffaele Granata (foto).

Uomo mite quest’ultimo, una vita intera da democristiano nella corrente dell’ex ras di Catanzaro Mario Tassone, come in tempi più recenti vicino al consigliere regionale Gianluca Gallo (quest’ultimo a Corigliano se li è scelti sempre col lanternino) di gran lunga più giovane di lui ma della stessa origine correntizia di marca scudocrociata. Raffaele Granata, però, quanto a coerenza politica negli ultimi anni non è stato affatto un campione, anzi. Alla vigilia delle elezioni comunali del 2013, infatti, con un movimento centrista che lo vedeva tra i protagonisti era stato fortissimamente sostenitore della candidatura a sindaco – nell’area del centrosinistra – di Giovanni Leonino. Una candidatura arrivata quasi al rush finale e poi abortita dallo stesso centrosinistra che a Leonino preferì un altro Giovanni, Torchiaro, come Leonino destinato a perdere malamente contro Giuseppe Geraci, colui il quale quell’anno diventò per la terza volta sindaco in modo molto più facile che bere un bicchier d’acqua. Già, la stessa facilità con cui Raffaele Granata si ritrovò poi a diventare uno degli assessori di Geraci, che avrebbe dovuto essere il proprio avversario politico magari da candidato in Consiglio comunale. Ma oramai questa è storia passata, oltre che un’altra storia.

Oltre al merito della grave accusa mossagli dal procuratore Facciolla nell’ambito della maxindagine sulla scorta d’intercettazioni telefoniche ed ambientali, tra le pieghe della stessa vi sono degli aspetti che rilevano e fanno assai specie sotto il profilo politico. Vediamo.

La vicenda di cui trattasi riguarda l’oramai famigerata sparizione di fatto dalla toponomastica cittadina di Via Vittorio Alfieri, prospiciente a Piazza Giovanni Paolo II meglio nota come Piazza Salotto, i cui lavori d’urbanizzazione rappresentano uno dei pilastri della stessa inchiesta giudiziaria. La sparizione di Via Alfieri è opera – secondo l’accusa del procuratore Facciolla – del potentissimo imprenditore edile 56enne Pietro Paolo Oranges, indagato e finito agli arresti domiciliari su ordine del giudice per le indagini preliminari Luca Colitta. Opera di Oranges, con la prona compiacenza, operosa, fattiva, d’alcuni funzionari comunali finiti indagati – qualcuno arrestato – ed oggi sospesi dal servizio presso il frattempo neonato Comune di Corigliano Rossano.

Ma vediamo da vicino le “eroiche gesta” dell’ex assessore ai Lavori pubblici coriglianese. Raffaele Granata sapeva che sul caso di Via Alfieri era “scoppiato un casino”, sapeva che la Guardia di Finanza stava indagando perché forse v’era stata qualche denuncia vera, oltre al baccano che qualche forza politica, il Movimento 5 Stelle in particolare, agitava a mezzo stampa ed in Consiglio comunale. L’assessore Granata fu così costretto dagli eventi ad ordinare alla responsabile comunale del settore Urbanistica – l’architetto 45enne Tiziana Montera, indagata per questi stessi ed altri fatti ad essi connessi – che mandasse alcuni tecnici comunali ad effettuare un sopralluogo su Via Alfieri al fine di verificare la reale esistenza in costruzione dell’opera che Facciolla ritiene tanto abusiva d’avere “abrogato” una pubblica via: la sontuosa scalinata d’ingresso della nuova sfavillante palazzina di Oranges con vista proprio sul centro della centralissima Piazza Salotto.

Ebbene – o meglio emmale – il gip Colitta scrive che l’assessore Granata «durante le fasi di esecuzione del sopralluogo intrattiene una conversazione telefonica con Oranges ed a quest’ultimo, che lamenta il controllo, chiarisce che si tratta di una cosa necessaria in quel momento. Dal tono della conversazione sembrerebbe che l’assessore faccia intendere a Oranges che, suo malgrado, il controllo si deve fare e che seguiranno idonee contromisure. Egli proferisce le seguenti parole: “per adesso devono fare questo…per adesso devono fare questo e stai zitto…”. Dalle intercettazioni telefoniche si rileva, tra l’altro, che alla realizzazione della gradinata ha contribuito anche Perrone Damiano che ha fornito ad Oranges lo stesso tipo di pietra marmorea utilizzata per la piazza. Il Perrone era a conoscenza dell’illecito, avendo precedentemente interloquito con Oranges sulla questione. Il permesso di costruire in variante del fabbricato di Oranges risulta rilasciato da Vercillo Franco ed istruito dall’architetto Montera Tiziana. All’ordinanza di demolizione l’Oranges reagisce con ricorso amministrativo al Tar, ritenendo di aver strutturato l’intervento edilizio secondo gli elaborati progettuali a suo tempo predisposti e depositati al Comune. Di recente con determinazione nr. 13 del 27.03.2017, previa acquisizione di formale parere dell’avvocatura dello Stato, Durante Antonio Giorgio, nella sua qualità di responsabile del Settore Edilizia privata-Ambiente-Energia-Europa, ha revocato l’ordinanza di demolizione nr. 136 del 28.12.2016, assimilando di fatto la gradinata realizzata dall’Oranges ad un’opera pubblica. Nella determinazione si dà atto di alcuni impegni assunti dall’impresa costruttrice, che al fine di venire incontro alle ulteriori esigenze del Comune, si impegna a pavimentare l’intera Via Alfieri e ad eseguire altri piccoli interventi migliorativi. Di fatto l’occupazione del suolo pubblico rimane pressoché invariata cosi come l’abuso edilizio».

Pure le altre persone citate nel passaggio del gip Colitta – gl’ingegneri funzionari comunali Franco Vercillo, 56 anni, ed Antonio Giorgio Durante, di 65 – sono indagate, il primo assegnato agli arresti domiciliari.

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