Metti un torrido sabato mattina di fine luglio in quella Sibaritide da sempre orfana di qualsiasi governo che oggi si riscopre di colpo figlia di ben quattro tra deputati e senatori d’un governo neonato dall’alleanza tra il Movimento 5 Stelle e la Lega. Metti cinque trattori con issate le padronali bandiere di Coldiretti e tutt’intorno una trentina di persone tra le quali due di quei deputati del M5S e una senatrice (Rosa Silvana Abate, nella foto mentre prende la parola) dello stesso M5S di lotta e di governo al contempo. Hanno inscenato una protesta lungo la Strada statale 106 jonica alla parola d’ordine di “Bloccare il treno in corsa per l’avvio dei cantieri del Terzo megalotto stradale Sibari-Roseto Capo Spulico”, probabilmente inconsci che lungo la Statale jonica circolano solo e soltanto mezzi su gomma e nessun treno.

Il comprensorio della Sibaritide attende da anni l’avvio di questo grande cantiere che dovrebbe essere aperto a breve a seguito del consistente ed importante investimento pubblico pari ad un miliardo e trecentotrentacinque milioni d’euro stanziati dal Comitato interministeriale per la programmazione economica del governo che ha preceduto quello attuale. Decenni di ritardi e decine di morti percorrendo la 106 tra rivisitazioni e cambiamenti del progetto, battaglie burocratiche, delibere approvate, impatto ambientale discusso, ridiscusso ed infine approvato, ed oggi l’invocazione di “stop” al governo ed al ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli da parte d’una sparuta minoranza, ivi compresi i parlamentari del M5S votati ed eletti a furor di popolo ma da un popolo che la nuova 106 la vuole eccome!

Vediamo ora le valutazioni giustificative espresse su Facebook da parte d’uno dei parlamentari M5S espressioni politiche e di governo di questo comprensorio, il deputato Francesco Forciniti: «Durante la campagna elettorale il Movimento 5 Stelle non ha mai nascosto l’idea di voler riconsiderare tutte le grandi opere al momento in fase di realizzazione in Italia, da Nord a Sud, per valutarne con serenità e oggettività il rapporto fra costi e beneifici, ed eventualmente cercare di capire se esistono modalità alternative di realizzazione delle stesse. Un dibattito più ampio aperto su Tav, Tap e Terzo valico, che non può tenere fuori anche il chiacchierato Terzo megalotto della 106. Una forza politica votata sulla scia di una diffusa richiesta di cambiamento non può appiattirsi passivamente su quanto fatto (o non fatto) dai governi precedenti, e ha il diritto (ma soprattutto il dovere) di fare gli opportuni approfondimenti tecnici senza venire ricoperta di insulti da associazioni che in passato hanno sponsorizzato apertamente questo o quel partito o candidato politico, e che portano avanti la bislacca idea del “bene o male, purchè si faccia qualcosa”, idea appartenente a quella cattiva politica che ha umiliato la Calabria usandola solo come serbatoio di voti e clientele, sventolando la promessa di qualche posto di lavoro come lasciapassare per farci accettare qualsiasi cosa. Esiste un modo diverso e migliore di realizzare il tracciato? Si può raddoppiare almeno in parte la strada già esistente realizzando delle varianti nei punti in cui ciò è impossibile? E quanto tempo eventualmente richiederebbe? Parliamo di un cantiere da un miliardo e mezzo di euro per trentotto chilometri di strada. Abbiamo il dovere di capire se c’è un modo migliore di fare la strada. Altrimenti che governo del cambiamento saremmo? Io ho fiducia nel ministro Toninelli e nella squadra di tecnici che sta attenzionando il progetto, anche tenendo conto dello stato di avanzamento dell’iter. Una cosa è certa: non ci sono lobbies di costruttori o di proprietari terrieri alle nostre spalle. Ogni decisione che verrà presa avrà come unica stella polare il bene comune, e non l’interesse di pochi».

Una versione credibile oppure un’abilissima arrampicata di specchio? Lo vedremo. Certo è che i parlamentari locali del M5S ricordano molto i Verdi “bloccatutto” di Alfonso Pecoraro Scanio, di lotta e col centrosinistra sempre al governo. E di confusione, nel senso che non sapevano quello che volevano tra una visione matura e sanamente progressista dello stare al governo e quella fanciullesca ed agreste di Heidi e delle caprette che le facevano ciao.

Paragone azzardato? Sarà, ma ad essere contestata al grido di battaglia di “tradimento!” dal movimento dei No tap pugliesi del Salento qualche giorno fa è toccato alla ministra M5S per il Sud Barbara Lezzi, che dei No tap ha fatto parte da plurivotata deputata salentina, e che ora, al governo, sul gasdotto transadriatico o ha cambiato radicalmente idea oppure è entrata in confusione. E lì, come nella Sibaritide, i governati hanno bisogno d’idee chiare e di certezze da parte dei governanti, altro che confusione…

     

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