Dell’esistenza d’una indagine sul potentissimo clan mafioso romano d’origine sinti dei Casamonica, probabilmente la stessa famiglia mafiosa l’aveva capito dopo una serie d’episodi, tutti intercettati dai carabinieri. Tra questi v’è quello che riguarda un 29enne di Corigliano Rossano. Il giovane, accusato d’avere acquistato una dose di cocaina che avrebbe dovuto rivendere a terze persone, risponde al nome di Stefano Spataro.

La Direzione distrettuale antimafia di Roma l’ha escluso dal vincolo associativo del clan, ma il giudice per le indagini preliminari ne ha ugualmente ordinato l’incarcerazione in relazione alle sue condotte illecite. I fatti contestati iniziano nel febbraio del 2016, quando Guerino Casamonica e Spataro iniziano a sentirsi telefonicamente e successivamente a vedersi per l’acquisto della sostanza stupefacente. Non solo incontri, ma pure conversazione telefoniche captate che – a parere del gip – valgono più d’una confessione. Perché dimostrerebbero il duplice interesse degl’indagati rispetto al tema della cessione della droga per poi rivenderla a terze persone.

Il 2 marzo del 2016 Casamonica capisce che qualcosa non sta andando per il verso giusto. E glielo fa capire direttamente Spataro dopo che quest’ultimo viene fermato dai carabinieri. Il giovane di Corigliano Rossano, dopo un’intesa telefonica, esce dal vicolo di Porta Furba, base dei Casamonica per il traffico di stupefacenti, e si dirige verso un’altra zona, quando due carabinieri in borghese lo fermano trovandogli addosso due confezioni in cellophane contenenti, rispettivamente, un cristallo di cocaina e vari frammenti polverosi per un peso lordo pari a 0,4 e 0,5 grammi. Spataro viene dunque tartassato di domande da parte dei militari, ai quali dice d’aver preso la droga da un ragazzo di colore ad un semaforo. I due carabinieri, poi, lo segnalano alla prefettura di Roma. Ma la circostanza non passa inosservata, perché Spataro chiama subito Guerino Casamonica, avvisandolo dell’accaduto e spiegandogli che a suo parere il vicolo era osservato da una telecamera nascosta e che il numero di telefono ormai era “bruciato”. Sempre Spataro disse d’aver capito che i carabinieri erano quelli di Frascati, evidenziando come la cosa potesse prendere una piega molto diversa rispetto all’episodio che l’aveva visto protagonista qualche minuto prima.

Altri incontri vengono ascoltati dai carabinieri, che alla fine giungono alla conclusione che i due avevano un rapporto d’interesse circa l’acquisto e la cessione di droga. Cosa che ha fatto scattare le manette ai polsi e il trasferimento in cella di Stefano Spataro, il quale in un’altra intercettazione dice di svolgere la stessa attività illecita pure qui in Calabria…

 

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