Comincerà martedì prossimo 17 luglio, dopodomani, davanti ai giudici del Tribunale di Castrovillari – presidente Anna Maria Grimaldi, a latere Francesca Marrazzo e Gianna Martino – il processo con rito immediato nei confronti del nugolo d’indagati coriglianesi nell’ambito dell’indagine e della relativa operazione di polizia giudiziaria denominata “Tribunale” da parte dei magistrati inquirenti della Procura presso lo stesso Tribunale di Castrovillari guidata da Eugenio Facciolla. A rappresentare l’accusa sarà il pubblico ministero Antonino Iannotta.

Al centro dell’inchiesta, condotta dai carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia coriglianese, un rosario d’estorsioni, furti, rapine, danneggiamenti e tant’altro. Persino l’incendio appiccato all’autovettura d’un appuntato dei carabinieri coriglianesi tra gli stessi impegnati nella complessa attività d’indagine portata avanti anche con l’ausilio d’intercettazioni telefoniche e video-ambientali. Praticamente, si tratta delle ritenute leve criminali coriglianesi cresciute all’ombra del presunto boss di ‘ndrangheta Filippo Solimando, 49 anni, detenuto al 41 bis da tre anni e mezzo e ritenuto il capo indiscusso dell’associazione per delinquere sgominata all’alba dello scorso 14 marzo.

Sono 21 in tutto i nomi che figurano nella rubrica degl’indagati dell’ordinanza applicativa delle misure cautelari che venne emessa nei confronti di 14 di essi da parte del giudice per le indagini preliminari castrovillarese Teresa Reggio su richiesta della Procura. Le contestazioni nei loro confronti sono d’associazione per delinquere finalizzata alla commissione d’estorsioni, furti, ricettazioni e rapine, nonché del danneggiamento seguito da incendio ai danni dell’autovettura del militare dell’Arma. I fatti contestati agl’indagati sono stati commessi tra gli anni 2013 e 2014. Il quadro delineato dall’inchiesta si fonda sulle risultanze ottenute dall’attività d’intercettazione, dalle testimonianze e dalle denunce delle vittime, che sono state corroborate dai riscontri nell’ambito di numerosi servizi d’osservazione e pedinamento compiuti.

L’attività investigativa, durata alcuni anni, ha permesso d’acclarare che nel coriglianese vi fossero due gruppi criminali contrapposti, quello del centro storico e quello della popolosa frazione Scalo: il primo costituito dai volti storici della criminalità locale e caratterizzato da una maggiore caratura delinquenziale rispetto all’altra banda, composta invece da ragazzi di giovane età. Gli elementi raccolti hanno consentito di dimostrare come il sodalizio del centro storico operasse sulla base d’un programma criminoso volto alla realizzazione d’una serie indefinita di delitti contro la persona ed il patrimonio, evidenziando una struttura associativa stabile, con una netta e delineata distribuzione dei compiti tra i vari sodali. Ed è emerso che al suo interno, spesso, veniva convocato un tribunale parallelo a quelli in cui s’amministra la giustizia dello Stato – da qui è stata battezzata l’indagine – con un presidente, incarnato proprio dal presunto boss Solimando, ed i suoi giudici a latere chiamati a valutare le condotte di quei soggetti resisi responsabili, nel territorio di loro competenza, di reati predatori senza preventiva autorizzazione. Da quei processi sommari scaturivano le sanzioni comminate ai diversi componenti la banda dello Scalo, vittime di violente aggressioni fisiche, anche con armi, nel tentativo d’imporre un capillare controllo sul fenomeno dei reati contro il patrimonio. Nel corso delle indagini, che avevano portato all’arresto in flagranza di reato di nove persone, sono state accertate le responsabilità degl’indagati in ordine ad otto singole estorsioni compiute ai danni d’imprenditori del luogo e due rapine in danno di un’anziana donna e d’un altro anziano.

Alla sbarra figurano: Giuseppe De Patto alias ‘U mapputu di 28 anni, Giovanni Arturi di 38, Cristian Filadoro di 26, Pierluigi Filadoro di 30, Natale Gencarelli alias Capu e chiuvu di 48, Salvatore Ginese alias Liggio di 24, Franco La Via di 55, Davide Lagano di 26, Giovanni Manfredi alias Capa i muluni di 46, Antonio Palummo di 37, Damiano Riforma di 25, Luigi Sabino di 42, Vincenzo Sabino di 35, Giuseppe Sammarro alias ‘U cardillu di 50, Alfonso Scarcella alias Votamenzullu di 28, Loris Schiavelli di 27, Pasquale Semeraro alias Motozappa di 36, Filippo Solimando di 49, Alessandro Sposato alias Giacchettella di 41, Giuseppe Taranto di 44, Pasqualino Veronese alias Puliciaro oppure ‘U figliu du regnante di 27. 

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