Nella lunga, travagliata e tortuosa fase che dopo le elezioni politiche dello scorso 4 marzo ha condotto alla recente formazione del Governo nazionale presieduto da Giuseppe Conte, avevamo interpretato in modo assolutamente positivo il serafico silenzio, o meglio il serafico poco “rumore” da parte del deputato del Movimento 5 Stelle Francesco Forciniti, eletto nella circoscrizione Nord Calabria ed espressione della nuova grande Città di Corigliano Rossano e dell’intero grande comprensorio della Sibaritide.

Confidavamo infatti che egli, per quella via, potesse giungere ad assumere proprio un ruolo di governo attraverso un ipotetico incarico di sottosegretario ministeriale che potesse garantirgli un’ancor maggiore incisività al sicuro grande impegno istituzionale che lo stesso, ne siamo convinti, saprà positivamente sprigionare nei riguardi dei cittadini di questo grande quanto problematico angolo di Calabria. Un’ipotesi che – e ne siamo molto rammaricati – non s’è realizzata e all’indirizzo della quale confidiamo ai nostri lettori d’avere fatto il tifo. Un rammarico, il nostro, che va a sommarsi a quello che in generale pervade il consistentissimo elettorato calabrese del M5S – oltre il 43% del totale – sull’assoluta assenza di parlamentari calabresi dello stesso Movimento (ben 18 sui complessivi 30) nella compagine governativa. Un paradosso. Che diventa ancor più paradossale ove si pensa che il vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro dell’Interno Matteo Salvini della Lega è un senatore eletto proprio in Calabria! Sempre più paradossale ove si pensa che la sola Città di Corigliano Rossano e con essa l’intero comprensorio della Sibaritide ha eletto ben 4 dei 18 parlamentari calabresi del M5S – lo stesso Forciniti, Elisa Scutellà, Francesco Sapia e Rosa Silvana Abate (foto) – tutt’e quattro residenti proprio a Corigliano Rossano e “frutto” d’una cifra pari a ben oltre il 50% dei consensi! Ecchecca…verrebbe da esclamare!

Ad ogni buon conto, questo non è affatto il caso per poter sostenere la delusione dei loro elettori, ma l’umiliazione – essa sì – è del tutto evidente. E non solo quella degli elettori, ma pure quella degli stessi eletti. Il ruolo di questi ultimi in circostanze del genere impone ovviamente un certo aplomb, scevro da pubblici commenti che in contesti politicamente “più privati” saranno già a mille o ad un milione. Già, perché è rimasta ancora aperta l’intera partita per l’elezione dei presidenti delle commissioni parlamentari e di quelle bicamerali permanenti, e perciò la voce del verbo tacere diventa per loro un saggio autoconsiglio. Alla fine – forse – potrebbe scapparci la presidenza della commissione bicamerale Antimafia al parlamentare cosentino (pur se d’adozione) Nicola Morra. Il che – dopo la grande umiliazione del capo politico Luigi Di Maio ai suoi M5S calabresi – per la Calabria e i cittadini calabresi non sarebbe poi malaccio…    

 

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