C’è un solo gregge che ruggisce in Calafrica. Un voto in più e ci stai. Non è una questione di Destra o Sinistra. Né del livello “in… Stelle” di questo o quell’altro Movimento più o meno civico. Neppure il populismo ci azzecca più di tanto. È una questione di numeri, o di varie regalie, con cui vanno fatti i conti ogni volta: con buona pace degli ideali, delle idee e della buona volontà generale.

Il modello di riferimento è ormai consolidato, specie nelle nostre Periferie. Ti presenti come “rivoluzionario”, bacchetti il vecchio modo “di fare politica”, gridi allo scandalo contro certe baronie locali e, soprattutto, difendi a spada tratta “i giornalisti liberi, unici difensori delle verità più scomode”. Facile, no?

Fatti eleggere, poi si vede che succede davvero. In una terra povera come la nostra, e non soltanto per ciò che concerne le prospettive, uno scranno in un Consiglio comunale, o un posto in qualche Commissione, un mezzo titolo pubblico… tutto è utile per conquistare l’ambito posto al sole. Pedala e arrivaci. Il resto è già “scritto”. Ti spetta una visibilità pubblica che ti garantisce le migliori ospitate, il posto gratis in teatro o al concerto, le prime poltrone agli eventi più importanti, il nome sui manifesti come (improbabile) relatore, il saluto degli immancabili vassalli, il rispetto (falso) dei soliti “tengo famiglia”. E il “rivoluzionario”? È morto per strada. Le critiche alla politica dei “baroni”? Fanno parte delle più remote amnesie dei più. La battaglia a favore della stampa libera? Per carità, lasciamoci stare: “Questi pennivendoli sono stipendiati contro di noi, è una vergogna”. E giù con le querele o le censure. Che silenzio sia, punto. Però, i giovani, i “nuovi”…

La neo consigliera fa un appunto perché, in un video pubblicato nel portale d’una scuola, non ci sta il suo intervento balbettante. Un sedicente “leader del nuovo corso” biasima le critiche dei “salotti buoni” sulle strategie della sua parte. Cambiano gli strumentisti, non lo spartito. Mutano i tempi, non i Gattopardi. Certi vecchi vizi fanno facili proseliti. Basta un voto: e pure il nostro Che indossa subito il suo abito più tronfio. Populismo?

 

 

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