Jonio a due velocità. E a due assurdità: che ne volete, siamo Greci! Viene presentato il cantiere per ammodernare del tutto, a quattro corsie, la Ss 106 da Sibari alla Basilicata. Ovviamente, nell’Alto Jonio mica si festeggia: nascono comitati “contro”, si grida allo scandalo, “migliorate la ferrovia, no al mostro di cemento”, ecc ecc.

Insomma ci si incacchia di brutto contro questo progetto. Intanto, a sud dei semafori del “Ciao Ciao”, è un continuo purgatorio sull’asfalto della vecchia “Jonica”. La nuova città “doppia” appena nata fa i conti con trasporti lenti e pericolosi. I tempi di percorrenza sono medievali, i costi – anche in termini di vite, purtroppo – sono pesantissimi. “Vogliamo le quattro corsie”. Pochi chilometri e cambia il mondo. Due tornanti oltre il Crati e la Calabria è un po’ meno Italia di prima. A chi viene servito il pane fresco, la pietanza fa schifo: a chi da troppo tempo spettano molliche rafferme resta soltanto l’invidia per i vicini che pure si prendono il lusso di filosofeggiare sull’ultimo regalo romano. L’abbiamo detto: è il maledetto Dna greco che inscena simili nonsensi. Sia chiaro: guai a violentare il territorio. Ma: quale paladino ambientalista è mai andato in qualche Procura a denunciare piromani, cittadini irrispettosi dell’igiene pubblica o amministratori poco inclini a rispettare le regole civiche? Nell’attesa di passare dai sit in alla carta bollata, la Sibaritide ha perso tempo e occasioni. Una strada, quella nota come “della morte”, che ha penalizzato commercio e turismo. Una ferrovia, a un binario non sempre elettrificato, che ormai ospita un paio di littorine al giorno. E così lo Jonio locale è deceduto del tutto. Certo, qualcuno nel frattempo ha lottato per Province e Aeroporti. Proprio mentre a Crotone non volava più nessuno e a Cosenza si spogliava del tutto, salvo che per le poltrone, l’Ente tanto sognato a Sibari. I soliti gigantismi di noialtri, nulla di concreto. E di serio. La solita “filosofia” di certe Periferie senza ambizione. L’isolamento non salverà questa terra. Non lo farà manco il nostro “fare” greco. Opere, fatti, soluzioni. Voltiamo pagina, ragà.

 

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