Leggo con stupore il pezzo di Anton Giulio Madeo su Lo strappo quotidiano e mi chiedo dove sia andato a finire lo spirito satirico, il gusto della provocazione giornalistica, lo sfottò ai poteri forti, che caratterizzarono le storiche testate di Progetto Sibari prima e de Lo Strappo poi, nobili antenati, da cui discende Lo Strappo quotidiano.

Si stenta a riconoscere la corrosiva penna del suo direttore, il suo vernacolo dileggiante che appassionava migliaia di lettori e che in passato, ahimè, fu anch’essa vittima di inutili querele da parte dello stesso soggetto che oggi difende, addirittura pagando (forse) di tasca propria per essersi limitato ad esercitare il diritto alla satira svolgendo nel migliore dei modi il lavoro di giornalista. Poi, la linea editoriale del giornale, misteriosamente è cambiata e improvvisamente l’ultimo Geraci è diventato l’unto dal Signore da difendere a tutti i costi. Per carità, liberissimi di cambiare idea ma francamente prendersela con un collega che in passato ha dimostrato di saper attaccare non solo i politici ma anche i veri delinquenti non mi sembra né giusto né corretto deontologicamente. Per analogia, quella paventata e mai continuata istigazione altro non era che una provocazione, forse un tantino esagerata nella forma, ma non più “colpevole” delle tante vignette che caratterizzavano la prima pagina di Progetto Sibari che ugualmente hanno tanto indignato il vecchio primo cittadino di cui oggi ci si erge a difensore d’ufficio. Soffro un po’ a criticare il direttore Lulù Corrado, di cui sono amico fraterno e grande estimatore, ma credo che Fabio Buonofiglio non possa essere dipinto come un semplice accusatore di politici alla frutta.

 

 

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