Fai una nuova Città. Metti alla porta i cosentini. È questa la felicità. O no? “Da lontano”, se parli con alcuni tifosi del nuovo progetto Corigliano-Rossano, neppure tanto a bassa voce te lo ripetono convinti: “Saremo più forti pure politicamente. Vedrai che Cosenza la finisce di fare il bello e il cattivo tempo nella Sibaritide”.

Tradotto: lo Jonio avrà i suoi rappresentanti a Roma. Basta con i candidati “eccellenti” calati dall’alto. Stop al colonialismo elettorale degli ultimi tempi: all’ombra del Patire si tornerà a far sentire la propria voce indicando – e votando – personalità locali, soprattutto nei grandi partiti. Una “capacità” perduta nell’ultimo decennio, dopo i fasti regionali-romani della Destra. Davvero andrà così? Soprattutto: basterà la nuova realtà metropolita a scongiurare il pericolo della dipendenza silana? Un dato concreto, intanto, al di là di ogni ottimismo progettuale: nelle recenti urne romane, i pentastellati hanno piazzato quattro neo parlamentari made in Corigliano-Rossano. E fanculo Cosenza. Quindi, al di là di mega-città o semplici periferie, si può fare. In fin dei conti, nessun leader cosentino arriva con una pistola in pugno a imporre la propria candidatura. Certe “dipendenze” sono il prodotto di altrettanti servilismi ormai radicati sulla costa jonica. Ci sono “botteghe” difficili da sconfiggere nella realtà. Si può predicare all’infinito su ogni tipo di paradiso elettorale. Ma se poi il “noto imprenditore” continua ad accogliere l’onorevole tirrenico con un fasto paragonabile solo al Re Sole… se il segretario di partito plaude a ogni starnuto dell’onorevole bruzio… se i convegni glorificano l’ospitata “straniera”… ti saluto. La fortuna recente dei Cinque Stelle è stata quella di essere un Movimento giovane, quindi senza grandi “baroni” sul groppone. Cosenza ha tuttavia altri “tentacoli” da neutralizzare tra Pd e Forza Italia. Gente cha ha fatto favori, che ha adepti e clientele: è arduo voltare pagina in un territorio dai troppi “tengo famiglia”. La Città “nuova” dovrà produrre idee e personalità “nuove”, non solo parole: cittadini liberi e non vassalli. Complicato, vero?

 

 

 

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