“Rieducare al Teatro”. La Cultura è anche questo. Ciao ciao salotti. L’appassionato organizzatore Pasquale Aversente (foto) archivia così l’ultima rassegna teatrale made in Corigliano. “Ultima” non solo in senso cronologico: il varo della nuova città coriglianese-bizantina già esige novità a tutto campo. Nel 2019 bisognerà sforzarsi per realizzare un cartellone teatrale comune tra ex… cugini.

Ora, però, si fanno i conti per il 2018. E i numeri sono confortanti. Al “Metropol” non è mai stato tempo di vacche magre. Il pubblico ha risposto eccome e anche gli sponsor non hanno fatto mancare il proprio apporto. Insomma, un successo. Per portare la gente al Teatro. E il Teatro stesso alla gente. Non è un gioco di parole. E Aversente, proprio nella serata finale con Uccio De Santis, non ha usato mezzi termini: si può – e si deve – fare di meglio, si deve puntare a una maggiore qualità dell’offerta, occorre investire in attori meno… televisivi: tutto giusto. Ma intanto, c’è anche da “formare” il pubblico locale. Al Teatro non si va per moda. O perché “ci vanno tutti”. Al Teatro si va con lo stesso spirito con cui si assiste alla proiezione di un film non natalizio. Non basta raddoppiare le cifre delle popolazioni per essere “civitas”: non è una questione di strade, binari o nuovi palazzi. Né “si fa” Cultura solo con i convegni. Il libero Pensiero (critico) ci salverà. Il senso del Bello potrà restituirci il nostro Dna magnogreco. Guardare il mondo senza soggezione è voltare pagina. Davvero. E allora sì: “rieduchiamoci – pure – al Teatro”. All’Arte in generale. Alle Arti. Discorso troppo… filosofico? “Qui c’è da arrivare a fine mese, altro che Cultura”. Può essere. Tuttavia, a proposito di conti (non soltanto teatrali), la solita analisi utilitaristica un po’ stride con i bar “in” dove si fa la fila o le tante concessionarie d’auto esistenti sul territorio, al pari degli sportelli bancari. Una “nuova” città lo sia pure nelle ambizioni. La tanto “odiata” Cosenza insegna: la Cultura produce ricchezza, indotto. Ben oltre la fine d’un mese. Basta crederci. E investirci.

 

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