Nessun processo per direttissima per Giuseppe Simone, 58 anni, detto ’U limune, residente alla frazione Villaggio Frassa di Corigliano Rossano, arrestato martedì sera dai carabinieri della Compagnia coriglianese per il preteso reato d’istigazione alla corruzione di due uomini di pattuglia dell’Arma stessa

che l’avevano fermato mentre era alla guida d’una Fiat 600 e stavano per verbalizzargli una serie di contravvenzioni al Codice della strada e la sospensione della patente di guida. Il guidatore, infatti, anziché incolonnarsi nel traffico cittadino, aveva superato le altre autovetture ferme impegnando la careggiata nel senso opposto di marcia, rischiando in tal modo di causare dei sinistri. Giuseppe Simone, con precedenti di polizia per reati contro il patrimonio e la persona, stamane è comparso in Tribunale a Castrovillari, dinanzi al giudice per le indagini preliminari Teresa Reggio, soltanto per l’interrogatorio di garanzia e la convalida dell’arresto richiesto da parte del sostituto procuratore Valentina Draetta. Secondo le accuse dei due militari operanti, l’uomo avrebbe offerto loro la somma di 50 euro «per mettere le cose a posto» omettendo di verbalizzare gl’illeciti amministrativi appena contestatigli e cercando addirittura d’infilare la banconota nella tasca della divisa d’uno di essi che immediatamente l’avrebbe fermato e poco dopo unitamente al collega l’aveva dichiarato in arresto. «Nulla di vero»: così ha respinto le accuse Simone stamane. Il quale, assistito dal proprio difensore, l’avvocato Mario Elmo, ha fornito al primo giudice la propria versione del fatto: «Volevo pagare la multa subito perché avevo fretta, dovevo andare dal mio dentista a ritirare la dentiera, da lì a poco lo studio dentistico l’avrei trovato chiuso». Credibile? Lo decideranno i giudici che lo giudicheranno. Fatto sta che Simone, nell’immediatezza del fatto posto agli arresti domiciliari, stamane ha incassato da parte del giudice una misura cautelare ben più lieve se commisurata alla gravità del presunto reato: l’obbligo di firma dinanzi alla polizia giudiziaria. Una misura alquanto originale, a ben vedere, dal momento che il gip ha disposto che debba recarsi a firmare non ad un Commissariato di Polizia né ad una caserma della Guardia di Finanza, ma proprio presso la caserma dei carabinieri, gli stessi che avrebbe tentato di corrompere. Nel provvedimento cautelare del gip Reggio, infatti, l’unico motivo addotto per la misura stessa è il pericolo di reiterazione del reato. Misura cautelare avverso la quale l’avvocato difensore già annuncia ricorso dinanzi al Tribunale del Riesame di Catanzaro. Staremo a vedere…

 

 

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