I primi passi per cominciare a scorgere la necessaria quanto naturale identità della comunità unica dei coriglianesi e dei rossanesi, proprio in questi pochi giorni che precedono il varo ufficiale sotto il profilo istituzionale del nuovo Comune di Corigliano Rossano

devono camminare non tanto con le gambe d’un potere istituzionale ed amministrativo esterno qual è il commissario prefettizio già nominato e neppure su quelle dei sindaci uscenti cui la legge istitutiva dell’ente attribuisce eventuali funzioni consultive presso il commissario stesso. Devono, bensì, camminare sulle gambe dei circa 75 mila cittadini che questa nuova comunità la compongono. Già, ma come? Per esplicitare il concetto poniamo(ci) un pò d’altre domande, esemplari. Quanti rossanesi oggi sentono cosa loro il Castello ducale di Corigliano Calabro, il suo museo interno e le manifestazioni culturali che vi si svolgono? E, soprattutto, quanti rossanesi l’hanno visitato il Castello ducale? Di contro, quanti coriglianesi hanno visitato il Museo diocesano di Rossano che poi non è mai stato “di Rossano” ma dell’intero territorio che abbraccia la Curia arcivescovile di Rossano-Cariati, per ammirarvi (non solo) il Codice purpureo? Quanti coriglianesi sanno che la recente modernissima ristrutturazione del Museo diocesano è opera d’un brillante architetto coriglianese e che la vice direttrice dello stesso è coriglianese benchè non “purosangue”? Quanti coriglianesi sono entrati nel complesso monumentale di Palazzo San Bernardino per assistere ad un concerto nel suo chiostro? Quanti rossanesi l’hanno fatto nel chiostro del complesso coriglianese della Riforma? Quanti coriglianesi – in particolare tra quelli delle frazioni e delle contrade periferiche – sono mai stati all’Abbazia del Patire anche solo per una scampagnata nella sua area pic-nic? E quanti rossanesi hanno scampagnato nel grande polmone verde della pineta di Thurio laddove insiste la Riserva naturale protetta della Foce del Crati? E quanti sono stati a fare il bagno al mare sulle spiagge di Thurio, del Salice, di Schiavonea o di Fabrizio? E quanti coriglianesi si sono bagnati al mare di Momena, di Sant’Angelo, di Seggio o della Fossa? E ancora: quanti rossanesi sono entrati nel Santuario di San Francesco di Paola un 25 d’aprile e quanti coriglianesi hanno invece trascorso le serate di Ferragosto a Rossano non solo per andare al concerto ma pure per entrare nella Cattedrale della Santissima Vergine Achiropita? Quanti rossanesi hanno visitato il Carmine e le innumerevoli bellissime chiese del centro storico coriglianese? E quanti coriglianesi sono entrati in quella del rossanese San Nilo? Per non parlare del grande patrimonio privato aperto al pubblico in entrambi gli ormai ex due Comuni e delle numerose iniziative imprenditoriali private che v’insistono. Vi sono, poi, gli aspetti sociologici e caratteriali d’entrambe le due ex comunità che dovrebbero reciprocamente e positivamente arricchirle. Pensiamo, solo a mo’ d’esempio, al diffuso senso del bene comune che da sempre anima, in generale, i rossanesi, ed al contrario, sempre in generale, non i coriglianesi in ordine alla conservazione degli arredi e del decoro urbano lungo le strade, nelle piazze, nei quartieri, sul lungomare. Ma l’elenco degli aspetti sociologici e caratteriali è lungo e potrebbe reciprocamente arricchire gli uni gli altri perché Corigliano Rossano possa divenire davvero una città con proplusione positiva e di reale progresso. Cominciamo a pensare davvero da concittadini, e, soprattutto, ad agire di conseguenza. Il resto verrà da sè.                

 

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