Estorsioni, furti, rapine, danneggiamenti e tant’altro. Persino l’incendio appiccato all’autovettura d’un carabiniere. All’alba di oggi sono finite in carcere tutte le leve criminali di Corigliano Calabro cresciute all’ombra del presunto boss di ‘ndrangheta Filippo Solimando (foto), 49 anni, detenuto al 41 bis da tre anni e ritenuto il capo indiscusso dell’associazione per delinquere oggi sgominata. Sono 21 in tutto i nomi

che figurano tra gl’indagati dell’ordinanza applicativa delle misure cautelari emessa nei giorni scorsi dal giudice per le indagini preliminari di Castrovillari Teresa Reggio, su richiesta della locale Procura diretta da Eugenio Facciolla, ed eseguita stamane dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza in collaborazione con gli uomini del Nucleo cinofili dello squadrone eliportato “Cacciatori” di Vibo Valentia. Associazione per delinquere finalizzata alla commissione di estorsioni, furti, ricettazioni e rapine, nonché del reato di danneggiamento seguito da incendio, consumato nel 2014, ai danni dell’autovettura d’un carabiniere, l’appuntato F.C., in forza alla Compagnia di Corigliano Calabro. I fatti contestati agl’indagati sono avvenuti tra gli anni 2013 e 2014. Effettuate pure numerose perquisizioni domiciliari nei confronti d’altri indagati, destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari per lo stesso reato d’associazione per delinquere, finalizzata ai furti.


I nomi degl’indagati e dei destinatari l’ordinanza applicativa delle misure cautelari (la maggior parte in carcere, alcune agli arresti domiciliari, altre con l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria):

Giuseppe De Patto alias ‘U mapputu di 28 anni, Giovanni Arturi di 38, Cristian Filadoro di 26, Pierluigi Filadoro di 30, Natale Gencarelli alias Capu e chiuvu di 48, Salvatore Ginese alias Liggio di 24, Franco La Via di 55, Davide Lagano di 26, Giovanni Manfredi alias Capa i muluni di 46, Antonio Palummo di 37, Damiano Riforma di 25, Luigi Sabino di 42, Vincenzo Sabino di 35, Giuseppe Sammarro alias ‘U cardillu di 50, Alfonso Scarcella alias Votamenzullu di 28, Loris Schiavelli di 27, Pasquale Semeraro alias Motozappa di 36, Filippo Solimando di 49, Alessandro Sposato alias Giacchettella di 41, Giuseppe Taranto di 44, Pasqualino Veronese alias Puliciaro oppure ‘U figliu du regnante di 27. 

 

Il quadro delineato dall’inchiesta si fonda sulle risultanze ottenute dall’attività d’intercettazione, dalle testimonianze e dalle denunce delle vittime, che sono state corroborate dai riscontri nell’ambito di numerosi servizi d’osservazione e pedinamento compiuti. L’attività, durata alcuni anni, ha permesso di acclarare come nel centro di Corigliano Calabro vi fosse la copresenza di due gruppi criminali contrapposti, quello del centro storico e quello dello Scalo: il primo costituito dai volti storici della criminalità locale e caratterizzato da una “maggiore caratura delinquenziale” rispetto all’altra banda, composta invece da ragazzi di giovane età. Gli elementi raccolti hanno consentito di dimostrare che il sodalizio del centro storico operasse sulla base di un ”programma criminoso volto alla realizzazione di una serie indefinita di delitti contro la persona ed il patrimonio”, evidenziando “una struttura associativa stabile, con una netta e delineata distribuzione dei compiti tra i vari sodali”. È pure emerso che al suo interno, spesso, veniva convocato una sorta di “Tribunale” con un “Presidente” e dei “giudici a latere”, chiamati a valutare le condotte di quei soggetti resisi responsabili, nel territorio di loro competenza, di reati predatori senza preventiva autorizzazione. Ne conseguivano sanzioni comminate a diversi componenti della banda dello Scalo, vittime di violente aggressioni fisiche, anche con armi, nel tentativo di imporre un capillare controllo sul fenomeno dei reati contro il patrimonio. Nel corso delle indagini – che avevano già portato all’arresto in flagranza di reato di nove persone – sono state accertate le responsabilità degli indagati in ordine a otto casi d’estorsione ai danni d’imprenditori del luogo e due rapine, due delle quali in danno di un’anziana donna e d’un altro anziano.  

 

 

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