Tra gli esponenti della locale politica tradizionale non aveva ancora aperto bocca nessuno dopo lo scoppolone che il Movimento 5 stelle alle elezioni politiche di domenica ha dato loro piazzando ben quattro parlamentari nei pochi chilometri quadrati di spazio del comune di Corigliano Rossano ma a rappresentare l’intero resto del comprensorio della Sibaritide.

Qualcuno è corso a fare eccezione sin da ieri, solo per sottolineare d’essere “più forte” degli alleati insieme ai quali ha perso e di brutto. È il caso di Forza Italia di Corigliano: «Col nostro 16% ci confermiamo il primo partito della coalizione di centrodestra e seconda forza politica della città di Corigliano Calabro» – e pure questa distinzione oramai non ha alcun senso dal momento che tra poco più di venti giorni Corigliano con Rossano sarà un unico comune – e «il fortunale abbattutosi su una sinistra ormai priva di obiettivi e identità e la clamorosa attestazione del Movimento 5 Stelle, registrata soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno e da interpretare come la risposta ad una disattenzione verso i problemi quotidiani dei cittadini da parte dei partiti tradizionali, merita un’attenta riflessione ed è motivo per impegnarsi ancor più alacremente per costruire un’alternativa seria e credibile, riformatrice e ispirata ai valori del centrodestra liberale italiano». Solita fuffa, cui seguono gli auguri d’obbligo ai due parlamentari – Jole Santelli e Roberto Occhiuto, entrambi di Cosenza – espressi dal partito, e gli auguri all’esercito parlamentare espresso invece dal Movimento 5 stelle sul loro territorio: Francesco Forciniti, Elisa Scutellà, Francesco Sapia e Rosa Silvana Abate, tutti di Corigliano Rossano.

Stamane dal microscopico comune di Campana, nell’entroterra basso jonico, s’è levata al cielo la voce del segretario del locale circolo del Partito democratico, Mimmo Lerose: «Campana rimane tra i pochi baluardi del centro sinistra a non cadere sotto i colpi dell’ondata populista». E grazie al piffero: quando mai i cittadini di Campana avevano visto il loro sindaco candidato al Parlamento, benché in una listarella cespuglio alleata del Pd? Lo riconosce lo stesso De Rose, al quale incombe più l’onere che l’onore della marchetta: «Il lavoro assiduo e la vicinanza alla popolazione da parte dell’amministrazione comunale rappresentata dal sindaco Agostino Chiarello e del locale circolo del Pd, hanno permesso alla coalizione di centro sinistra rappresentata al Senato uninominale da Antonio Scalzo di raggiungere quasi il 55% dei consensi, alla Camera vince il Movimento 5 stelle cinquestelle, ma il divario è molto meno netto che altrove». Scampato pericolo, dunque: Campana è salva. Il segretario del Pd, pur dichiarandosi amareggiato per il risultato nettamente negativo ottenuto dal centrosinistra, in particolar modo in Calabria, si dice «ottimista affinché ci possa essere una rapida ripresa», ed auspica «un subitaneo confronto tra tutti i dirigenti del partito per poter valutare ed analizzare quelli che sono i punti di forza da cui poter ripartire, in particolar modo c’è bisogno di un più largo coinvolgimento di tutti i circoli, principalmente quelli delle aree più periferiche del paese, dove è facile sentirsi abbandonati quando il partito risulta distante e concentrato su problemi che riguardano poco i cittadini».

Da Rossano un lungo piagnisteo di Giuseppe Campana, esponente regionale dei Verdi, partito collocato all’interno della stessa listarella cespuglio di Chiarello: «È tempo di riflessioni profonde, e noi non ci sottraiamo in alcun modo all’analisi di quelli che sono i dati emersi dalla consultazione, risultati che ci vedono protagonisti solo in parte dato che la scelta nazionale è stata quella di diluirsi in una lista unitaria insieme ai socialisti e ai prodiani di Area civica. E, come ogni volta in cui siamo entrati in soggetti senza una chiara identità a scopo prettamente elettorale, l’esito del voto è stato completamente sfavorevole. Il partito dei Verdi in questa regione è molto più di quello che si è visto nelle urne, ma non basta la forte propensione verso i movimenti populisti a spiegare lo 0,96% alla Camera e ancor peggio lo 0,64% preso al Senato. Bisogna riconoscere l’azzardo di un percorso e di scelte che non hanno pagato in alcun modo, anzi ci hanno penalizzato nei confronti di un elettorato abituato a vedere e a votare il sole che ride e non un insieme di simboli, per quanto nobile lo scopo riconosciuto di cercare un compattamento nel centro sinistra italiano. Siamo politici e dunque abituati ad analizzare e a prendere atto delle sconfitte e degli errori, e chi ha responsabilità dovrà necessariamente prendere atto e trarre le dovute conclusioni. Il nostro partito ha scelto di sacrificarsi per l’obiettivo in queste elezioni, lasciando i posti in vista ad altri e allargandosi alla società civile e agli amministratori del territorio. Questo e altri fattori hanno contribuito al disorientamento del corpo elettorale, che nelle urne ci ha fatto capire quanto sia necessario cambiare rotta. Nonostante il nostro percorso politico sia sempre stato fra la gente, nelle vertenze territoriali, dove c’era da sporcarsi le mani. Non siamo capaci di fare i populisti, di parlare alla pancia della gente, forse anche questo è un nostro limite. Ma passata la sbornia ci si accorgerà che la politica va oltre gli slogan acchiappa applausi, e che c’è bisogno di chi ha fatto cose concrete e continua a battersi in tal senso. I Verdi calabresi apriranno una discussione al proprio interno per analizzare lo stato del rapporto con i cittadini e con i territori e capire cosa debba essere corretto». E vi “corrigerete”, come disse la buonanima santa di Papa Giovanni Paolo II: auguri.

Tra i candidati non eletti, nel pomeriggio ha “cantato” Mario Gallina, di Potere al Popolo: «Andava fatta questa battaglia perché avevamo perso l’abitudine a lottare e a guardarci intorno per riconoscerci tra di noi anche se camminiamo insieme da una vita. Non tutto però è perso, anche il più grande albero nasce da un piccolo seme, ed il piccolo seme è stato piantato». Qui si vive d’agricoltura e “Per fare un albero”…la voce comunista quasi quasi è più romantica di Sergio Endrigo.

Poco dopo però ha suonato la tromba, o meglio il trombato, quello più eccellente da ‘ste parti, Ernesto Rapani di Fratelli d’Italia: «Movimenti a parte, siamo il primo partito a Rossano con quasi il 13%». Movimenti a parte?! Ma a lui basta la seconda che ha detto. E contento lui… 

 

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