Venghino siori, venghino alla fiera del 4 marzo dove potrete trovare rimedi miracolosi per giovani, aziende, disoccupati, pensionati che non arrivano alla terza settimana, per i malati in lista di attesa, per tutti quei cittadini che si sentono insicuri essendo stati oggetto di furti, rapine e violenze varie, per le donne discriminate o meno, insomma alla fiera del 4 marzo ci sono soluzioni per tutti. Questa campagna elettorale che appassiona poco è stata turbata da un’intrusione a gamba tesa

sul tema della fusione tra i Comuni di Corigliano e Rossano, dal cessante sindaco rossanese Stefano Mascaro, con una dichiarazione disarmante sulle difficoltà della fusione stessa, sull’essere stato abbandonato dalla burocrazia e dal potere regionale, soffermandosi inoltre sulla scarsezza di peso e rappresentatività politica del territorio e soprattutto attaccando – non si capisce bene chi – di avere utilizzato la fusione per i propri progetti politici. A stretto giro di posta il cessante sindaco di Corigliano Calabro ha risposto in perfetta sintonia sui temi affrontati, con un incoraggiamento finale da libro Cuore. Era opportuna questa analisi postuma distruttiva? A cosa serve ora che bisogna essere coesi verso un obiettivo finale che deve essere perseguito con intelligenza, caparbietà e misura? Ma davvero si poteva credere che svolto il referendum le minchiate sparate da tutte le parti si avverassero come per magia? I miglioramenti che la città unica potrà portare vanno conquistati, combattendo una dura guerra e la forza e rappresentatività politica si otterrà mettendo in campo le migliori energie umane del territorio non le banderuole o le trombe già suonate.

Tornando a bomba sulla campagna elettorale, ciò che colpisce maggiormente è la faccia tosta e la sicumera che tutti i partiti ostentano nel proporre la propria ricetta personalizzata per tirare fuori l’Italia dalle secche e risolvere i problemi di tutte le categorie, anche quei partiti che sono attualmente al governo oltre a quelli che ci sono stati in un recente passato. Ad ogni ora del giorno a sentire i vari leader nelle ormai melense, ripetitive e stucchevoli trasmissioni televisive, ciascuno, andando al governo, sarà in grado di fare mirabilie (partners di coalizione permettendo). Ma si doveva arrivare in campagna elettorale per essere così creativi, propositivi, o per sbloccare fondi e progetti impelagati da anni? Le tante belle cose che centrodestra e centrosinistra propongono si potevano fare in questa legislatura o nell’altra. Ma ci si aspetta davvero che la gente ancora creda che essi metteranno in atto tutto ciò che promettono? È chiaro che quello che si afferma e si promette in campagna elettorale è funzionale esclusivamente all’accaparramento del voto, e dopo il 4 marzo è tutta un’altra storia. Una volta eletti, torneranno ad occuparsi dell’ordinario con le sue rose e le sue spine e chi si è visto si è visto, soprattutto perché ci si renderà conto de visu che non ci saranno le risorse per quanto promesso, con le future scuse già pronte: Bruxelles non lo consente, la Corte dei Conti nemmeno, gli equilibri di bilancio, la Chiesa è contraria eccetera. Comunque è facile prevedere che dopo il 4 marzo si potrà creare un governo solo grazie ad accordi che ora vengono rinnegati e denigrati (tranne nel caso di Berlusconi che ha già dichiarato di accogliere a braccia aperte i grillini furbetti del rimborso), ed anche la buona volontà di qualcuno resterà nel mare magnum delle buone intenzioni considerati i paletti del Rosatellum. Ci si augura che questa legge nata male non finirà peggio, partorendo un governicchio più squallido dei più squallidi pentapartiti del passato, appoggiato da novelli (ir)responsabili.

Tornando alla campagna elettorale nostrana, il collegio di Corigliano è battuto in lungo e in largo dal vari candidati, che ugualmente ai loro leader propongono programmi ed impegni personali più o meno realistici. Chiacchiere se ne sentono tante, le più gettonate sono riferite a strategie dì voto trasversali per contrastare questo o quel potentato cosentino, ed i più lungimiranti avrebbero il mirino già indirizzato verso le elezioni che contano davvero per il territorio: le regionali. Ad ogni modo, il 5 marzo sarebbe bello poter contare su qualche parlamentare locale, meglio se di maggioranza ma andrà bene anche di opposizione, in grado di fare da trait d’union con uno Stato percepito come sempre più distante e ignaro dei problemi della vita quotidiana.

 

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