Quale sia il nesso “tecnico” tra la figura d’una giovane archeologa ed un Assessorato comunale al Marketing e Promozione turistica, Sport, Spettacolo e Grandi eventi, è per noi un vero mistero. Un “Mistero buffo” per dissacrarlo col titolo dell’opera teatrale più famosa del Premio Nobel Dario Fo. Chi siano coloro i quali – non citati – hanno sostenuto la sua nomina, è un altro mistero, anche se sul punto una realistica leggenda urbana ha girato e continua a girare.

Il terzo mistero, l’ultimo, sono le “dimissioni” dell’assessora di Corigliano Calabro Alessandra Capalbo (foto), di cui – lo ribadiamo – c’importa il classico fico secco che sotto Natale a tavola fa tendenza

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Dimissioni che le erano state sollecitate nei giorni scorsi da parte del presidente del Consiglio comunale Pasquale Magno e dei capigruppo consiliari della compagine su cui si regge – e malamente – l’amministrazione del sindaco Giuseppe Geraci, vale a dire Antonio Ascente, Giuseppe Turano, Alfio Baffa, Serafino Dardano ed Angelo Caravetta. “Dimissioni” che oggi sono arrivate sulla scrivania di Geraci, il quale, avvalendosi delle proprie prerogative di sindaco, aveva firmato il decreto di nomina di Alessandra Capalbo quasi due anni fa.

Prendete e leggetene tutti: «Al Sindaco, con la presente, io sottoscritta Alessandra Francesca Capalbo, nominata Assessore con delega al Marketing e Promozione Turistica, Sport, Spettacolo e Grandi Eventi, in data 14 gennaio 2016, viste le ultime tensioni, rimetto nelle mani del Sindaco On. Giuseppe Geraci il mio mandato, fiduciosa di aver svolto con coscienza, professionalità e trasparenza l’attività dell’Assessorato. Con stima e fiducia, la stessa con cui Lei, in prima persona, e coloro che hanno sostenuto la mia nomina avete voluto affidarmi questo importante Ufficio, mi sento di lasciarLa moralmente libero di revocarmi o di riconfermarmi. Tengo a sottolineare che il ruolo da me ricoperto non è stato mai politico e/o decisionale, ma puramente tecnico e organizzativo e che ogni azione di questo Assessore è stata sempre preventivamente vagliata e validata dalla Sua persona. Pertanto, ritengo che la questione creatasi non sia di carattere gestionale, ma semplicemente politica. Per concludere, Le esprimo il mio rammarico per quanto accaduto, certa di aver adempiuto pienamente alle responsabilità della carica ricoperta e di aver ottemperato fedelmente alle Vostre scelte politico/amministrative – mai messe in discussione – rimanendo sempre e comunque nel mio ruolo di tecnico e non di politico. Soddisfatta per il lavoro svolto per quest’Amministrazione e principalmente per la mia Città di Corigliano Calabro, consapevole che molto e meglio si sarebbe potuto fare, avendo avuto a disposizione risorse economiche, logistiche e umane adeguate allo scopo, oltre che a un clima sereno e collaborativo degli attori presenti, resto a Sua completa disposizione. Tanto si doveva. In fede (Dott.ssa Alessandra F. Capalbo)».

Ma s’è davvero dimessa? A noi francamente pare proprio di no, dal momento che lascia libero (?!) Geraci di revocarla o di riconfermarla! Ad Alessandra Capalbo, ad ogni modo, i quasi due anni da assessora non sono serviti neppur minimamente ad impartirle i fondamentali d’un ruolo istituzionale ed amministrativo qual è quello, appunto, dell’assessore comunale. 

“Tecnico”. “Politico”. Ci domandiamo se la giovane archeologa sappia di che parla, scuotiamo la testa e rispondiamo senza alcun indugio che no, non sa quello che dice e che scrive. E, soprattutto, che non sa quello che ha fatto. Cara (ex?) assessora Capalbo, lei le ha firmate o no le deliberazioni della Giunta comunale quando si riuniva coi suoi colleghi, col sindaco e col segretario comunale? Ebbene, quelle delibere – colga questo concetto – si chiamano scelte di politica amministrativa. Diversamente, lei oggi candidamente afferma d’essere stata un’amministratrice pubblica “sotto tutela preventiva”, pur se da parte del sindaco che l’ha nominata e che invece oggi, nel suo caso, scopriamo nell’originale veste di “tutore”. Il tutto alla modica cifra di circa 800 euro mensili più i lauti rimborsi chilometrici dal momento che lei non risiede nella sua Corigliano Calabro, ma in quel di Morano Calabro che le dista una sessantina di chilometri.

Sarebbe stato intellettualmente onesto da parte sua qualora avesse espresso, molto più semplicemente, la dovuta riconoscenza nei confronti del sindaco Geraci per aver goduto per quasi due anni d’un ben remunerato posto di “non lavoro”, per tradurre le accuse “politiche” che le sono state mosse giorni addietro da Magno, Ascente, Turano, Baffa, Dardano e Caravetta presumibilmente pure in nome e per conto di tutti gli altri consiglieri della compagine di Geraci.

Un ultimo appunto, assessora o ex tale: considerata la sua levatura “tecnica”, il «tanto si doveva» finale sa davvero assai poco d’archeologa e tanto d’avvocato!

 

 

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