Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Castrovillari, Teresa Reggio, ha disposto il rinvio a giudizio per il preteso reato di falso in atto pubblico nei confronti di tre medici ginecologi, tra i quali un primario, e di un’ostetrica tutti in servizio presso l’ospedale spoke “Guido Compagna” di Corigliano Calabro (foto).

Il provvedimento era stato sollecitato da parte del pubblico ministero Silvia Fonte-Basso, la quale ha insistito su di esso pure nel corso dell’udienza preliminare tenutasi durante la mattinata di ieri presso il palazzo di giustizia castrovillarese. I quattro professionisti, che andranno a processo a partire dal prossimo 16 maggio dinanzi al giudice monocratico Gianna Martino, rispondono ai nomi di Giuseppe Pranteda, 69 anni, primario del reparto d’Ostetricia e Ginecologia del nosocomio coriglianese, Anna Santo, 65, ginecologa, Leonardo Campana, 64, ginecologo, e Maria Giovanna Esposito, 57, ostetrica. I quattro, a vario titolo, sono accusati d’avere falsificato, nel dicembre del 2012, la cartella clinica d’una partoriente di 27 anni, A.M., oggi 32enne. La bambina, che adesso ha quasi cinque anni, per una scelta sanitaria con ogni probabilità errata, era nata con un grave problema ad un braccio. E l’ipotizzata falsificazione della cartella clinica aveva comportato, come conseguenza diretta, una grande difficoltà nell’individuazione dell’origine delle problematiche fisiche della bambina.

I quattro medici che andranno a processo sono difesi dagli avvocati Francesca Rosa Rizzuti, Beniamino Rizzuti, Angelo Lavorato, Giovanni Antonio Milito, Pasquale Catalano e Fiorella Cimino, tutti del foro di Castrovillari. La parte offesa, costituitasi civilmente in giudizio, è rappresentata dall’avvocato Andrea Salcina anch’egli del foro castrovillarese, mentre la sua bambina ed il consorte, anch’essi ammessi in giudizio quali parti civili, sono rappresentati dall’avvocato Mario Elmo del medesimo foro.

Il processo nei confronti dei tre ginecologi e dell’ostetrica scaturisce dalle intercettazioni ambientali che furono effettuate da parte della Guardia di Finanza, proprio su disposizione della Procura castrovillarese, nell’ambito del ben più noto processo passato ai disonori della cronaca con la denominazione di “Medical market” che da mesi vede imputati numerosissimi professionisti tra i quali diversi medici ed avvocati per reati che giungono persino all’omicidio volontario d’un neonato: già, quel clamoroso caso di presunto infanticidio che suscitò e continua a suscitare interesse da parte dei media nazionali ed internazionali. Durante le conversazioni tra i medici che erano oggetto d’intercettazione da parte degl’investigatori, ne scaturì una riguardante la presunta falsificazione della cartella clinica della signora A.M.. E da qui scattò un altro filone d’indagine anch’esso corroborato da intercettazioni ambientali…       

 

 

 

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