Lamezia Terme, Isola Capo Rizzuto, Marina di Gioiosa Jonica, Petronà. E Cassano Jonio. Sono i cinque Comuni calabresi che il Consiglio dei ministri, riunitosi alle 16 di oggi, ha deciso di sciogliere per infiltrazioni mafiose nelle attività amministrative.

Temendo che lo scioglimento fosse oramai dietro l’angolo, l’oramai ex sindaco di Cassano Jonio Gianni Papasso nelle ultime ore aveva dichiarato: «Tra le tante ditte che hanno svolto compiti e lavorato per il Comune di Cassano solamente due o tre ditte sono state, per quanto può essere a conoscenza del sottoscritto, attenzionate con interdittive. La ditta o le ditte che hanno svolto lavori di realizzazioni di opere pubbliche prima di essere interdette hanno avuto regolare certificazione antimafia rilasciata dalla Prefettura di Cosenza che possiamo esibire in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza ed in qualsiasi luogo. Si precisa che le stesse già avevano avuto rapporti con il Comune di Cassano prima della mia elezione. Quando queste sono state interdette con le stesse è stato tranciato ogni rapporto. Per quanto concerne la ditta che si è occupata della cura del verde si evidenzia che, la stessa, ha sempre avuto affidamenti dietro regolari gare d’appalto e con procedure aperte e/o a seguito di procedure negoziate precedute da pubblicazione on – line sul sito del Comune di manifestazione di interesse. Addirittura, l’impresa in questione, ha sottoscritto, talvolta, con il Comune rigorosi patti d’integrità. Puntualmente le conclusioni di queste attività sono state comunicate in Prefettura senza riscontri negativi. Preciso che la ditta si è regolarmente aggiudicata lavori per la cura del verde anche durante la gestione commissariale. L’impresa in questione è stata raggiunta da interdittiva in data 17 novembre scorso, e gli uffici, su mia disposizione, hanno già attivato i meccanismi che la legge, a tal riguardo, prevede. Pertanto, è da ritenere che fino alla predetta data la stessa era perfettamente regolare. Quindi, nessuna vicenda maleodorante ma il rispetto delle norme e delle leggi vigenti in uno stato di diritto. La nostra coscienza è assolutamente tranquilla e a testa alta andremo avanti nell’esclusivo interesse della città».

Ma a causare il decretando scioglimento degli organi elettivi del Comune di Cassano Jonio sarebbero stati proprio i rapporti – evidentemente ritenuti “pericolosi” ed “inquinati” di ‘ndrangheta – con alcune ditte appaltatrici di lavori pubblici. Ne sapremo di più nei prossimi giorni.

Possono tirare un sospiro di sollievo, invece, gli amministratori del Comune di Corigliano Calabro, anch’esso oggetto d’ispezione antimafia, andata avanti in contemporanea con quella che ha interessato dallo scorso 7 marzo il Comune di Cassano Jonio e di cui il Consiglio dei ministri d’oggi pomeriggio non si sarebbe occupato. Qui, come avevamo scritto lo scorso 25 ottobre

http://www.altrepagine.it/index.php/notizie/427-ndrangheta-la-fusione-salva-corigliano-dallo-scioglimento 

avrebbe avuto un ruolo importante, se non proprio determinante, il processo di fusione già in atto da svariati mesi col confinante Comune di Rossano, culminato col voto favorevole dei cittadini interessati al Referendum popolare consultivo proprio sulla fusione dei due Comuni tenutosi lo scorso 22 ottobre. Ad ogni modo, presso il municipio coriglianese dovrebbe da qui a poco giungere un “canovaccio” di prescrizioni ministeriali per riportare la conduzione amministrativa sui giusti binari della legalità.        

 

 

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