Il processo per la fusione tra i Comuni di Corigliano Calabro e Rossano è in corso. La “macchina” non può tornare indietro, si rassegnino perciò il sindaco coriglianse Giuseppe Geraci, i suoi assessori, i consiglieri comunali e gli aderenti ai comitati del “No” alla fusione fino a tutti gli elettori che al Referendum hanno votato “No”. Piaccia o meno, la decisione oramai è presa. Certo, sarà un percorso lungo e tortuoso, pieno di insidie e vuoti anche legislativi

considerate le particolarità e le dimensioni dei Comuni che si fondono. Vorrei fare un invito a coloro i quali sin dall’inizio sono stati favorevoli: evitate i toni trionfalistici, non aiuta certo il processo di fusione bearsi del fatto che la propria tesi ha prevalso, ora bisogna considerarsi un’unica squadra e pensare di fare le cose per il meglio, con equità, equilibrio e soprattutto pari dignità, e se quelli del “No” insistono peggio per loro, resteranno emarginati.

I fioretti, se Dio vuole, saranno di nuovo incrociati prossimamente, non sappiamo quando, ma è certo che alla fine del periodo commissariale ci saranno le prime elezioni del nuovo Comune di Corigliano Rossano.

Sin dall’avvio della campagna referendaria avevamo intuito che alcuni membri dei comitati avevano mire più alte, e recenti dichiarazioni ed interviste a nostro parere lo confermano. Niente di male, ci mancherebbe, è giusto proporsi, anzi ci sarebbe da augurarsi che sempre più soggetti della cosiddetta società civile scendano in politica. Certo una cosa è occuparsi di politica per dare il proprio contributo alla crescita socio-economica del territorio, altra cosa è invece amministrare, ed i recenti esempi di grandi o meno grandi Comuni governati da sindaci, diciamo con poca esperienza, lo confermano. Amministrare un grande Comune come sarà Corigliano Rossano non sarà semplice. Consigliamo quindi agli aspiranti sindaci, prima di proporsi, di fare una profonda autoanalisi di competenze e di capacità, poi a pensare di mettere in campo una squadra attrezzata per arrivarci preparati, perché ci sarà da soffrire!

 

 

 

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