La Sibaritide, terra Calabra dalle mille e una fortuna, ha un uomo politico di lunghissimo corso, il più longevo mai visto da ‘ste parti. È quel Franco Pacenza il quale da oltre un ventennio si barcamena tra Corigliano Calabro e Rossano, ai cui confini è nato 59 anni fa, l’Alto e il Basso Jonio cosentino e la Calabria intera, sconfinando fino a Roma. Un politico dalla Duracell sempre carica, ma finora alquanto sfortunato. Già. Tre volte consigliere regionale

del Partito democratico della sinistra-Democratici di sinistra (per alcuni anni pure capogruppo), ed oggi del Partito democratico, ha sempre accarezzato l’idea (e solo quella) di guidare l’Assessorato calabrese alla Sanità. Nel 2006 – per impedirgli d’accarezzare la cosa con mano – addirittura l’arrestarono e lo portarono in carcere ove fu costretto per un po’ di giorni. Un trappolone giudiziario che pare gli ordirono i suoi stessi compagni di partito e da cui dopo alcuni anni uscì pulito e risarcito per avere patito quei drammatici giorni in cella. E così risorse in men che non si dica dalle sue stesse ceneri, proprio come l’araba fenice. Fino a divenire, ai giorni nostri, l’alter ego del presidente della giunta regionale Mario Oliverio (nella foto, il duo). Il quale a ‘sto giro assessore alla Sanità l’avrebbe fatto davvero il proprio buon caro compà Franco. Scalognato come oramai da tradizione antica, perché la Sanità è un settore su cui Oliverio, Governatore della Calabria dalla fine del 2014, proprio non può metterci mano poiché è un settore da anni commissariato dal Governo nazionale, che oramai da anni è guidato proprio dal suo partito, il Partito democratico. Un commissariamento e dei commissari che a Mario stanno stretti, strettissimi, sin dall’inizio del proprio mandato. Ma se la sanità calabrese è commissariata un motivo ci sarà – anzi c’è – ed è l’incontrovertibile dato di fatto che dal Pollino allo Stretto la sanità va malissimo ed ha provocato, negli anni di gestione diretta dalla politica regionale, un buco, anzi una voragine pari a milionate d’euro nel bilancio regionale.

I compari Mario e Franco oggi sono però ad un bivio, ed all’incrocio c’è un cartello con su scritto: «E mò che facciamo?!». Già, perché di recente la nomina di compà Mario a compà Franco quale consulente personale del Governatore in materia di sanità e plenipotenziario dello stesso Governatore nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni, è finita nero su bianco in un imbarazzante esposto firmato dai deputati del Movimento 5 stelle Dalila Nesci e Paolo Parentela, perché l’ex consigliere regionale non avrebbe alcun titolo ad occupare alcuna poltrona: «La sua nomina appare come un favore ad un esponente del Pd, già più volte consigliere regionale, che ora incassa 2.800 euro netti al mese più contributi previdenziali e rimborsi», hanno denunciato Nesci e Parentela nel loro esposto presentato alla Procura di Catanzaro ed alla Procura presso la Sezione regionale della Corte dei conti catanzarese, cui hanno richiesto l’avvio d’una indagine, investendo del caso pure l’Ispettorato per la Funzione pubblica, l’Autorità nazionale anticorruzione, il Collegio dei revisori dei conti della stessa Regione Calabria e la commissione speciale di Vigilanza del Consiglio regionale ed invitando formalmente Oliverio a revocare immediatamente l’incarico a Pacenza, ed informandone infine pure la Conferenza Stato-Regioni nonché il commissario per l’attuazione del Piano di rientro dal disavanzo sanitario regionale. «Pacenza non poteva affatto essere nominato anche perché, come richiesto dalla legge, l’amministrazione regionale doveva avere preliminarmente accertato l’impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno e perché la prestazione doveva essere di natura temporanea ed altamente qualificata, mentre il ripetuto rinnovo dell’incarico contrasta con la sua natura temporanea e nel merito manca una congrua motivazione sul punto dell’alta qualificazione», scrivono Nesci e Parentela. 

Ma avviciniamoci alla Sibaritide, la terra di Franco Pacenza. Sì, perché proprio in questi giorni qui s’è tornati a fare un gran parlare del “Nuovo ospedale”. Della Sibaritide, appunto. Che è la “creatura” – unica, perché d’altre non abbiamo notizia alcuna – dell’ex consigliere regionale di lunga milizia. Una “creatura” concepita alla sua seconda consigliatura attraverso un encomiabile emendamento che recava proprio la firma del “nostro”. Una “creatura”, però, di pura fantasia, perché sono anni ed anni che su tale futuribile nuova grande struttura sanitaria, si fanno solo pugnette, mentre qui la gente, che di sanità muore, vorrebbe fatti. E l’ultima di tali infinitesime pugnette è la notizia – mormorata proprio da Pacenza un po’ di giorni or sono – secondo la quale l’impresa aggiudicataria del megappalto, la Tecnis Spa, impresa siciliana ovviamente in odor di mafia ma oggi decotta perché sommersa di milionate d’euro di debiti e già in fase di prefallimento giudiziario, non effettuerà più i lavori, che dovevano cominciare il primo ottobre scorso.

Frattanto, Pacenza continua ad occuparsi di sanità, proprio nella Sibaritide. Vediamo come. Pare stia seguendo da vicino il concorso, in corso svolgimento, per il posto di primario nel reparto di Psichiatria dell’attuale ospedale spoke di Corigliano Calabro e Rossano. Uno dei candidati risponde al nome della dottoressa Lia Manzo, attuale primario facente funzioni della stessa struttura, moglie di quell’avvocato Elio Ferraro già consigliere comunale ed assessore a Corigliano Calabro ed amico d’antichissima data nonché tra gli avvocati di fiducia dello stesso Pacenza. La moglie di Pacenza, invece, Raffaella D’Alba, attualmente nello staff del direttore sanitario dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, pare sia in predicato di diventare direttore del distretto sanitario Jonio Nord al posto del già dimissionario Nicola Tridico.

Ma, per concudere, torniamo a compà Franco e compà Mario ed al bivio in cui si trovano con all’incrocio il cartello con su scritto: «E mò che facciamo?!». Compà Mario da qualche giorno ha la soluzione in tasca. E l’ha detto coram populo a tutti i calabresi: «A fine novembre andrò a Roma e m’incatenerò davanti al Palazzo di Montecitorio fintantoché il Governo (guidato dal suo partito, ricordiamolo) non revocherà il commissariamento sulla sanità regionale». Cosa non farebbe lui per compà Franco!          

 

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