Si chiamava Norma Maria Moreira da Silva, era di nazionalità brasiliana ed aveva 49 anni. Dopo i suoi grandi successi come ballerina e spogliarellista nei night club attivi sulla costa jonica – dove aveva vissuto per svariati anni – e nell’intera provincia cosentina, da qualche tempo s’era trasferita a Roma.

La Capitale però l’aveva presto inghiottita in una vita randagia. E la sorte avversa dell’avvenente donna sudamericana ha avuto un tragico epilogo. A distanza di pochissimo tempo da un altro drammatico fatto di cui era rimasta suo malgrado vittima, poco più d’un anno fa. Un sequestro di persona durato 48 ore con relativo stupro di gruppo, per i quali i suoi violentatori, d’origine nordafricana e rumena, lo scorso 4 ottobre erano stati condannati a 10 anni di reclusione ciascuno, avvalendosi del rito abbreviato. E con ogni probabilità pure martedì la donna ha subito una violenza sessuale, prima d’essere brutalmente ammazzata. Colpita con ferocia – forse con un bastone o con una pietra – il suo volto reso irriconoscibile, il cranio fracassato, nuda. Massacrata in uno dei sottopassi di Piazzale della Croce Rossa, vicino Porta Pia ed al Ministero dei Trasporti, a due passi dall’Università La Sapienza, a pochissima distanza dalla Stazione Termini.

A dare l’allarme era stato un operaio della Multiservizi che doveva ripulire il luogo. I medici del 118 non hanno potuto fare altro che costatarne il decesso. La vittima, che da qualche tempo era costretta a dormire all’addiaccio, è stata aggredita “brutalmente”, come hanno constatato gl’investigatori della Polizia. Sotto la lente d’ingrandimento ora v’è il cellulare della vittima e tutti i suoi contatti, al fine di cercare di rintracciare gli amici che ogni tanto la ospitavano.

L’ultimo ricordo della sfortunata brasiliana è affidato alle profonde parole scritte nel tardo pomeriggio d’oggi su Facebook dal suo storico legale, l’avvocato Salvatore Sisca del foro di Castrovillari: «Ho condiviso un post che avevo pubblicato lo scorso 5 ottobre che riguardava una sentenza emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma il giorno precedente per una violenza sessuale subita dalla signora brasiliana. Norma l’ho conosciuta dopo un’operazione denominata “San Valentino” condotta dalla Procura della Repubblica di Cosenza contro i gestori dei locali notturni della città, con tanti arresti eseguiti il 14 febbraio del 2001. Da allora sono stato il suo difensore di fiducia in molte vicissitudini della sua vita. Norma, come molte ragazze brasiliane che Paolo Coelho ben descrive nel romanzo “Undici minuti”, era venuta in Italia in cerca di fortuna, ma la sua storia non ha avuto un lieto fine. Era arrivata in Italia alla fine degli anni Novanta e lavorava nei locali notturni come ballerina e spogliarellista. Era una bella donna, la tipica brasiliana. Con gli anni la sua bellezza è sparita, i soldi che aveva guadagnato li aveva mandati ai figli ed alla mamma in Brasile, si è ritrovata a fare la “clochard” per come ho letto in alcuni giornali. Il ricordo di Lei che mi resterà nella memoria è il ringraziamento che mi ha fatto dopo la lettura della sentenza dello scorso 4 ottobre (proprio quella contro il branco che l’aveva violentata, Ndr). Mi ha detto: “Sei l’unica persona che mi ha sempre aiutato senza chiedere niente in cambio, grazie avvocato”».

 

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