Nei confronti del pluripregiudicato di Corigliano Calabro Ciro Nigro (foto), 51 anni, è stato revocato il regime penitenziario del 41-bis, il cosiddetto “carcere duro per i mafiosi”. La decisione giunge dal Tribunale di sorveglianza di Roma. Nigro, difeso dall’avvocato Antonio Sanvito del foro di Cosenza, era stato imputato nel maxiprocesso “Big fire/Set-up” come partecipe all’associazione di stampo mafioso con a capo l’oramai defunto boss della ‘ndrangheta coriglianese Santo Carelli.

Nei maxiprocessi “Sybaris” e “Santa Tecla” è stato ancora una volta imputato per associazione mafiosa per l’appartenenza al locale di ‘ndrangheta cosiddetto “degli zingari” di Cassano Jonio governato dalla “dinastia” della famiglia Abbruzzese il cui regno criminale è da sempre ubicato nel quartiere Timpone rosso della popolosa frazione di Lauropoli. E proprio nel maxiprocesso denominato “Timpone rosso” fu riconosciuto esecutore materiale dell’omicidio del 62enne Giorgio Cimino, padre dei collaboratori di giustizia Giovanni ed Antonio, consumato all’interno d’un bar alla frazione Scalo di Corigliano Calabro la mattina del 24 maggio del 2001. Per questo era stato condannato all’ergastolo.  

Nigro, finora detenuto nel braccio speciale del carcere de L’Aquila, era alla sua seconda proroga di carcere duro, che per lui era scattato nell’estate del 2009 proprio in seguito alla maxioperazione che condusse al processo “Timpone rosso”. Nel novembre del 2016, sempre difeso dall’avvocato Sanvito, fu assolto in appello nel maxiprocesso “Sybaris”: il giudizio di secondo grado vide cancellata la condanna inflittagli in primo grado a 4 anni di reclusione. L’udienza presso il Tribunale di sorveglianza di Roma che ha revocato nei suoi confronti l’applicazione del 41-bis s’è tenuta lo scorso 27 ottobre. Il procuratore generale della Direzione nazionale antimafia aveva insistito sul carcere duro, alla vigilia di quella che sarebbe stata la sicura terza proroga nei confronti di Nigro. La tesi difensiva, di contro, aveva evidenziato che non sussisterebbe più alcun pericolo sociale da parte dello stesso Nigro. Tesi accolta appieno dai giudici.

Per la cronaca statistica: erano anni che il Tribunale di sorveglianza di Roma – d’esclusiva competenza giurisdizionale in materia di ricorsi avverso il 41 bis – non revocava il regime di carcere duro nei confronti di quanti in Italia vi sono sottoposti.

Nigro con ogni probabilità sarà trasferito in un altro istituto di pena.     

 

 

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