Una vicenda giudiziaria alquanto delicata. Con la giustizia in corso, ma che rischia d’essere messa a repentaglio addirittura da chi dovrebbe tutelarla la giustizia, e garantirla ai cittadini. Siamo a Corigliano Calabro. Due coniugi con figli minori si separano dinanzi al Tribunale di Castrovillari.

L’affido dei figli è condiviso e vi sono due case, l’ex abitazione coniugale di proprietà della famiglia del marito, ed una seconda casa acquistata dai coniugi, in comproprietà indivisa. Appartamento, quest’ultimo, che era stato ceduto in locazione, mentre la coppia di coniugi aveva continuato a vivere nell’appartamento della famiglia del marito. Dopo la separazione, la moglie era stata costretta dagli eventi a “sistemarsi” nella casa dei propri genitori. Da qui è sorta l’esigenza di dover invitare l’affittuario a lasciare l’appartamento, risolvendo il contratto. L’affittuario però non vuol saperne di lasciare l’appartamento preso in locazione, e, per questo, non ha inteso rispondere alla prima né ad altre formali sollecitazioni da parte del legale che assiste la donna separata. Con l’avvocato in questione che, ad un certo punto, s’è visto costretto ad accendere una procedura giudiziaria di “sfratto per necessità”.

Ma chi è l’affittuario dell’appartamento “conteso”? Si tratta d’un sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri. Il quale, nell’ambito della stessa procedura giudiziaria di sfratto nei suoi confronti, s’è costituto in giudizio attraverso il proprio legale al fine di far valere le proprie ragioni e quindi di poter continuare ad abitare l’appartamento avuto a suo tempo in locazione.

Ma facciamo un necessario passo indietro, e torniamo alla separazione tra i due coniugi. Già, perché si tratta d’una separazione affatto pacifica, anzi piuttosto burrascosa. Tra moglie e marito tuttora in fase di separazione giudiziale v’è infatti una serie di reciproche denunce e querele di rilievo penale. Una discreta mole d’accuse vicendevoli – talune pure di consistente gravità e con alta probabilità di risultare determinanti nel procedimento civile di separazione giudiziale – formalizzata presso la Stazione dei Carabinieri dello Scalo di Corigliano Calabro (nella foto la sede del Comando di Stazione ma anche della Compagnia coriglianese). Ove il sottufficiale affittuario di quell’appartamento svolge un ruolo d’assoluta responsabilità. Pure, ovviamente, sulle indagini che riguardano le denunce e le querele tra i due coniugi separati del caso.

Il conflitto d’interessi del carabiniere appare dunque evidente. Ed è per tale ragione che il legale della donna separata nei mesi scorsi s’è formalmente rivolto tanto agli ufficiali del Comando Compagnia di Corigliano Calabro quanto a quelli del Comando Provinciale di Cosenza quanto a quelli della Legione Carabinieri Calabria di Catanzaro, arrivando addirittura fino al generale Tullio Del Sette, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri. Purtuttavia la ben documentata segnalazione non avrebbe finora sortito alcun tipo d’effetto atto a garantire che la giustizia faccia il suo corso senza alcun tipo di conflitto.

 

 

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