Una vicenda clamorosa che – come si ricorderà – costrinse alle dimissioni l’allora massimo dirigente comprensoriale della Sibaritide, del Pollino e del Tirreno del più grande ed importante sindacato italiano dei lavoratori, la Confederazione generale italiana dei lavoratori, la Cgil. Era il 2010. I conduttori della nota e popolare trasmissione televisiva “Le iene” intervistarono una giovane lavoratrice, Simona Micieli, la quale lavorava proprio per la Cgil. Dinanzi alle telecamere, la lavoratrice denunciò una serie di diritti che le erano stati negati nientepocodimenochè proprio dal primo sindacato nazionale.

Una storia che provocò indignazione e che dopo pochi giorni costrinse alle dimissioni l’allora segretario comprensoriale Orlando Bonadies, di Castrovillari, al cui posto venne poi eletto Angelo Sposato di Corigliano Calabro oggi segretario regionale della stessa organizzazione sindacale. La denuncia di Simona Micieli inaugurò l’inizio d’un lungo iter processuale in parallelo ad uno scandalo che mediaticamente si rivelò come un vero e proprio boomerang per il sindacato che doveva tutelare i lavoratori e che, invece – questa la denuncia della lavoratrice – li sfruttava. Una storia che ha dell’incredibile. Già, perché Simona Micieli finì addirittura sotto processo penale con un’imputazione gravissima che prevede – in caso di condanna – la reclusione da due a sei anni: il reato di calunnia.

Ma, al termine del lungo processo, il giudice del Tribunale di Castrovillari Anna Maria Grimaldi l’ha assolta con formula piena. Il togato ha infatti accolto le tesi dei due difensori della donna, gli avvocati Enzo Belvedere del foro di Cosenza e Claudio Cavaliere del foro di Paola. E a prevalere è stata l’interpretazione dei fatti fornita dai due legali, i quali hanno particolarmente insistito, nel caso specifico della querela sporta da Bonadies nei confronti di Micieli, sulla percezione delle frasi rivolte alla donna dall’ex dirigente sindacale, sulla lettera di licenziamento che dimostra come la data di convocazione dell’imputata da parte dello stesso Bonadies fosse anteriore rispetto a quanto sostenuto dall’avvocato Franz Caruso del foro di Cosenza, difensore dell’ex dirigente della Cgil costituitosi parte civile. Elementi che, nella ricostruzione e nell’interpretazione dei fatti, avrebbero comportato delle lacune e delle incongruenze nel capo d’imputazione di calunnia formulato dalla pubblica accusa nei confronti di Micieli. «Siamo compiaciuti – hanno dichiarato gli avvocati Belvedere e Cavaliere – per aver assistito ad un agognato giusto risultato, il trionfo della giustizia nei confronti della nostra assistita».

 

 

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