È una domenica triste per Corigliano Calabro e per il comprensorio della Sibaritide. Oggi pomeriggio ci ha lasciati, dopo avere inutilmente lottato contro un male incurabile, il professore Armando Gammetta. Per tantissimi anni docente di Lettere nei licei coriglianesi, prima al Liceo Ginnasio poi al Liceo scientifico “Fortunato Bruno”, ma soprattutto grande intellettuale del nostro tempo.

Per chi scrive, il miglior dirimpettaio di pianerottolo che potessi avere da bambino, da adolescente e da uomo, grande maestro della mia vita, delle mie riflessioni sulla vita e sul mio tempo. Il nostro tempo. Non è stato mai mio prof nella scuola in senso “fisico” – purtroppo – ma questo è un fatto assolutamente irrilevante. M’iscrissi infatti al Ginnasio proprio l’anno in cui lui era passato al Liceo scientifico. Però fu proprio lui ad iniziarmi a qualche lettura più “impegnativa”. E più “corsara”. Lui era infatti un prof “corsaro”: poco incline alle letture ufficiali, quelle dominanti, della letteratura, della storia, della filosofia. E della politica. La politica. Era un autentico socialista il prof. Ma il pensiero e la volontà d’azione lo collocava marxianamente molto più a sinistra della politica di quello che fu il suo partito, il Partito socialista italiano. Quando parlavamo di politica me lo ricordava sempre: «In sezione erano in molti che mi dicevano: ma tu che ci fai qui con noi, potresti andartene nel Partito comunista!». Era minoritario e dissidente il prof. Dissidente pure con se stesso.

S’era sempre interessato alla fenomenologia sociale della grande malapianta della nostra terra, quella mai estirpata: la ‘ndrangheta. Madre d’altre malerbe: imprenditoria e politica infette, malate. E di ‘ndrangheta parlava con tutti. Pure, anzi soprattutto coi coriglianesi che lui conosceva sapendoli associati o vicini all’organizzazione ‘ndranghetista locale. Voleva capire, attraverso fonti dirette. Come Pier Paolo Pasolini quando intervistava i ragazzi di vita delle borgate romane, come pure le ragazze, su temi scabrosi per quel tempo, anticipando di tanti anni su “certi temi” i dibattiti politici infiniti – ma stucchevoli – di questi anni.

Di ‘ndrangheta e dell’imprenditoria e della politica malate parlava con chi poteva riuscire a capire cosa egli voleva trasmettere. Credo d’essere stato uno di questi. Fu per questo che nel 2012 gli portai un mio libro fresco di stampa e qualche giorno dopo gli chiesi se poteva onorarmi di partecipare alla prima pubblica presentazione del volume ’Ndrangheta (ex) padrona. Ci provai. Sommessamente. Sapevo bene che non era mai stato molto incline a sedersi ai tavoli dei relatori. E sapevo pure che erano tanti anni che non lo faceva. Mi disse: «A tanti in questi anni ho detto no, a te dico sì». Il 14 aprile del 2012 salì sul palco del teatro “Vincenzo Valente”, nel centro storico di Corigliano Calabro (foto). Fu proprio quella la sua ultima volta. E di questo posso dirmi orgoglioso, mio caro, compianto prof!

Da allora, i nostri discorsi continuarono come sempre, ogni qualvolta c’incontravamo. L’ultimo, una decina di giorni fa. Quando t’ascoltai sull’ipotizzata fusione istituzionale ed amministrativa tra i Comuni di Corigliano Calabro e Rossano e poi mi parlasti molto del pensiero del compianto cardinale Carlo Maria Martini da te considerato uno dei più grandi uomini del nostro tempo. Addìo professò. E grazie di tutto.   

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