È sintomatica la presentazione degli ospiti relatori all’ultimo dibattito in Piazza Portofino a Schiavonea di Corigliano Calabro sul tema dell’ipotetica fusione istituzionale ed amministrativa del nostro Comune con quello di Rossano, per capire di cosa parlo. Chi non l’avesse vista è pregato di vederla, pure soltanto per un minuto sui cinquantasette di registrazione (io ho visto solo quello e mi è bastato) e comprenderà il senso della provocazione odierna.

http://coriglianocalabro.it/index.php/politica/16498-video-fusione-corigliano-rossano-dibattito-in-piazzetta-portofino

“Ahi serva Corigliano, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province ma bordello”. Sì, Corigliano Calabro è pronta, ancora una volta, a prostrarsi al vincitore di turno, ad elogiarlo e a fidarsi. Il forestiero nella nostra città è sempre stato “di casa” e questo di per sé non sarebbe male se come contraltare non si fosse pronti a criticare ed a combattere con tutte le “armi” (calunnie, bugie, invenzioni fantasiose) quei concittadini che, con ruoli pubblici e non, tentano di farsi avanti in tutti i campi.

Temo che il coriglianese tipo abbia una tendenza masochistica schiavista, ama essere dominato ed essere servitore di qualcuno: cosentino o rossanese poco importa, basta che non sia un coriglianese! Tale tendenza a mio parere è difficilmente invertibile a breve e gli ultimi esempi di classe politico-dirigenziale non sono incoraggianti.

I futuri appuntamenti, sempre più impegnativi, necessiteranno di attrezzature intellettuali pesanti e di esperienze consolidate. Ed insieme a Rossano o senza è auspicabile una selezione basata non sulla simpatia, ma sul merito, per dare nuove prospettive o difendere le vecchie prerogative della nostra città.

                                                                                                                                                    * scrittore

 

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