«Quest’accozzaglia da qui a un anno si squaglierà da sola». Non un indovino ma uno con quel minimo d’”attrezzatura” politica necessaria per fare il consigliere comunale. Ce l’aveva sussurrato in un orecchio proprio durante la prima seduta consiliare con Stefano Mascaro sullo scranno di sindaco di Rossano, esattamente un anno fa. E aveva ragione, il nostro. Nel corso di quest’anno, infatti, Mascaro di pezzi ne ha perduti per strada. Fino a diventare, lunedì sera scorso, un sindaco minoritario in Consiglio comunale.

Tant’è che ad un certo punto ha annunciato che nella mattinata di ieri avrebbe formalizzato le proprie dimissioni. Cosa che poi non ha fatto. Cosa che avrebbe di certo fatto strumentalmente, avendo ad utile disposizione venti giorni di tempo per raccattare i consiglieri perduti in questo breve cammino o per raccattare un’“accozzaglia” diversa rispetto a quella messa malamente in piedi con Forza Italia – o Cci (Coraggio di cambiare l’Italia) del consigliere regionale Giuseppe Graziano, che è la stessa cosa – e Partito democratico. Qualcosa in un senso o nell’altro dovrà pur succedere nel palazzo municipale di Piazza Santissimi Anargiri. Staremo a vedere. Ma se da un lato la faccenda potrebbe essere risolta da quel “generale” Graziano comandante in capo e senza colonnelli di Forza Italia-Cci, saremmo davvero curiosi di vedere come potrebbe essere risolta dall’altro, col Pd in mano ad un segretario cittadino, Franco Madeo, che conta nulla quanto zero tanto che ce lo fanno restare pur essendo un antirenziano appartenente alla componente minoritaria del partito che si riconosce in Michele Emiliano, e con le solite note bande locali ed extralocali pronte ad avere le une la meglio sulle altre.

A Corigliano Calabro, invece, l’accozzaglia incolore, inodore ed insapore raccattata a suo tempo dal sindaco Giuseppe Geraci ha bivaccato in Consiglio comunale per ben quattro anni. Fino all’ultima seduta, di qualche giorno fa. Quando quattro scemi del villaggio s’erano fatti il film di poter fare da plotone d’esecuzione proprio di Geraci, assentandosi e confidando nel ruolo d’“opposizione” d’alcuni consiglieri di minoranza massimi sostenitori storici di Geraci. Che gli hanno pulito il culo con tanto di ringraziamenti del giorno stesso e del giorno dopo da parte dello stesso sindaco. E stando alle parole scritte del post-Consiglio, Geraci, come Mascaro, dopo quattro anni è un sindaco minoritario. Ma rispetto a Mascaro con una “marcia in più”. Già, perché la sua quadriennale esperienza da qui a qualche settimana potrebbe essere eventualmente interrotta non dall’insofferenza di qualche suo (ex) garzone di bottega ma dal Presidente della Repubblica. Sul Comune di Corigliano Calabro è puntata – com’è noto – la canna del fucile statale su sospette infiltrazioni mafiose. Le diverse posizioni sull’ipotesi di fusione istituzionale ed amministrativa tra i Comuni di Corigliano Calabro e Rossano che si sforzano a far da foglie di fico al puttanaio in atto a Corigliano sono delle autentiche minchiate. Perché qui – come a Rossano – c’è una guerra per bande finalizzata alla successione di Geraci quale candidato a sindaco. Qualora il Comune non dovesse essere sciolto per commistioni mafiose, s’intende.

Sì, perché se Corigliano Calabro non dovesse essere sciolto sarà difficile che Geraci molli l’osso di Palazzo Garopoli e al prossimo giro magari un po’ di consiglieri dell’attuale minoranza se li candiderebbe con lui sostituendo i garzoni che adesso l’hanno mollato.

Sì, perché tra i comitati per il “Sì” al referendum sulla fusione tra Rossano e Corigliano Calabro d’aspiranti candidati a sindaco del Comune unico o – indifferentemente – d’uno soltanto dei due Comuni, ve ne sono già a truppe, con svariati “riciclati per la fusione” ed i soliti garzoni pronti a passare da un bottegaio all’altro.                                    

 

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