L’ultimo referendum sulle norme costituzionali ha avuto la maternità certa di Maria Elena Boschi ed anche se pater numquam e pur senza il supporto dell’esame del Dna, la paternità, senza ombra di dubbio, è stata di Matteo Renzi, al quale la cosa non ha portato certo fortuna. Ora, la provocazione di oggi è: a chi attribuire la paternità del referendum sulla fusione dei Comuni di Corigliano Calabro e di Rossano? Certo se ne parlava da tempo, ma in modo sommesso, poco più che chiacchiere da bar, messa da parte la storica “rivalità” sancita nei celeberrimi aneddoti del lenzuolo per trattenere il sole da una parte, e del ciuccio che rideva nel forno mentre moriva dall’altra, i rapporti tra le due città erano, sicuramente, in modo molto politically correct migliorati, ma niente che lasciasse intendere ad un’accelerazione così improvvisa, tanto da giungere  all’indizione d’un referendum sulla fusione dei due Comuni.

La cosa è partita lenta: all’inizio sembrava una di quelle solite notizie che si leggono ma che nessuno prende sul serio, poi un comitato pro fusione, guidato da uno che di comitati se ne intende, comincia a fare il diavolo a quattro ed imbarca tra bocciofile e confraternite ben cento associazioni e la storia prende corpo diventando davvero seria. La Giunta municipale di Rossano cavalca da subito l’iniziativa e non perde tempo per gli adempimenti burocratici, quella di Corigliano Calabro nicchia, ma poi è costretta a “capitolare”, probabilmente sulla spinta decisiva dei seguaci del più noto politico che vive a cavallo tra le due città. Ma la palma di regista e di maggior sostenitore dell’“auspicata” fusione è altra persona: cioè colui che nelle due città, al momento, ricopre l’unica carica extracomunale di rilievo istituzionale, incarico che svolge con grande dinamismo ma con coerenza da realpolitik non sempre condivisibile. Dicevo “al momento” in quanto pende sul seggio una spada di Damocle, che nonostante il grande successo elettorale per una quisquiglia burocratica potrebbe privarlo della carica ed allora bisogna pensare ad un piano b od anche c! Se le cose dovessero andargli per il meglio: Roma l’aspetta, ma se la cosa non quaglia niente di meglio che essere sindaco di Corigliano Calabro-Rossano! E non è detto che sarebbe un male perché il nostro è anche bravo, ma sulla fusione è stato un po’ precipitoso.

La sensazione che i coriglianesi più sensibili hanno percepito è quella d’un voler procedere ad una fusione per incorporazione,  al buio ed a tutti i costi, senza programmazione alcuna e nessuno studio serio sulle caratteristiche organizzative che dovrà avere la città unica, in pratica sarebbe come fare un’operazione chirurgica e svolgere dopo gli esami medici, inoltre non è stato preso nella benché minima considerazione un fattore nient’affatto di secondo piano e cioè che Corigliano Calabro con la “visita” della Commissione d’accesso prefettizia è in pratica sub judice e come nel recente passato rischia lo scioglimento. Ma la cosa sembra non interessare più di tanto, l’input è d’andare avanti a tutti i costi, i comitati a testa bassa indicono riunioni e pur non spiegando nulla poiché poco o nulla possono realmente sapere in concreto, sulle ali dell’entusiasmo di un’idea suggestiva d’agognata grandeur continuano comunque a fare propaganda e proselitismo spandendo ottimismo a piene mani sulle mirabolanti opportunità del dopo fusione.

Ma questa nuova provocazione non vuole entrare dettagliatamente nel merito, mi limito ad un’unica elementare osservazione. cioè che lo Stato consente e vede di buon occhio le fusioni sicuramente per risparmiare sui servizi e sulle presenze istituzionali e non certo per moltiplicarle, ma questo è un altro discorso. Non voglio essere portatore di pessimismo e l’idea è veramente suggestiva ed apprezzabile, ci sarebbe solo da chiedersi se si è pronti a compiere il grande passo da cui non si torna indietro, ma svolgerò prossimamente questo tema in una prossima provocazione. Mi preme invece di sottolineare da osservatore critico, forse anche un po’ maligno, un aspetto socio–politico curioso, e cioè come da parte di Rossano non si sia sentita alcuna voce autorevole di dissenso mentre da parte di Corigliano Calabro, partiti interi e movimenti sono apertamente per il “No” e rappresentativi uomini politici, sindaco compreso, non si stracciano di certo le vesti per il “Sì”, mentre altri non si sono ancora pronunciati né si pronunceranno. Che significato dare a questi comportamenti?

L’impressione è che i politici rossanesi, pur contando su una base elettorale più ridotta rispetto a quella di Corigliano Calabro, sono convinti, forse forti d’una tradizione politica più autorevole o d’essere più bravi ed intelligenti, di fare un sol boccone dei colleghi coriglianesi e di poter avere un convinto “ritorno” dalla fusione, mentre i politici coriglianesi sono certi di rimetterci, non solo a titolo personale ma stante la complessità del territorio coriglianese paventano un’ingovernabilità diffusa ed una distanza esagerata delle numerose frazioni dal centro del “mirino”.

Chi avrà ragione? Lo scopriremo solo vivendo, a meno che il Tribunale amministrativo regionale non ci metta lo zampino!

                                                                                                                                   * scrittore 

 

 

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