Era durato appena il tempo d’una stagione. Estiva. Era il 2 luglio del 2015 quando il sindaco di Corigliano Calabro Giuseppe Geraci (foto a sinistra), nominava assessore al Bilancio, Programmazione economica e finanziaria e Tributi, Enzo Claudio Gaspare Siinardi (foto a destra), dopo che quest’ultimo aveva ricoperto per circa un anno, con nomina da parte dello stesso primo cittadino in qualità di consulente esterno al Comune, l’incarico di responsabile del Settore Finanze e Tributi dell’ente. E il 29 settembre dello stesso anno 2015 – dopo neppure tre mesi – lo stesso Geraci rimuoveva Siinardi da assessore, revocandogli le deleghe affidategli. L’assessore comunale di minor durata nella storia amministrativa di Corigliano Calabro.

Le motivazioni espresse nel decreto di revoca firmato dal sindaco erano le seguenti: «Osservato che l’assessore Siinardi, nel brevissimo periodo in cui ha svolto le funzioni, facendo emergere una profonda divergenza sui modi di condurre l’azione amministrativa e una diversa visione dei compiti propri della funzione assessorile, pregiudicando irrimediabilmente il rapporto di fiducia, ignorando i ripetuti suggerimenti, ha assunto condotte personali non consone ai doveri e al ruolo di pubblico amministratore; che, incidendo negativamente sull’operato dell’Amministrazione, l’assessore Siinardi ha intrapreso iniziative al di fuori della doverosa collegialità prescindendo dal confronto necessario con l’organo di governo del Comune e non ha avviato azioni significative e concrete riguardo ad una maggiore riscossione e più efficace recupero dei tributi; riscontrata la lunga assenza, non concordata, dell’assessore Siinardi coincidente con l’alluvione».

E proprio tali motivazioni sono finite al vaglio della magistratura, sulla scorta d’una querela per diffamazione sporta dall’assessore “cacciato” contro il sindaco Geraci e non solo e soltanto contro di lui. Siinardi, infatti, aveva querelato – per lo stesso preteso reato – pure il segretario generale del Comune, Salvatore Bellucci.

Il sostituto procuratore di Castrovillari Giuliana Rana, svolte le proprie indagini, aveva sollecitato l’archiviazione al giudice per l’udienza preliminare dello stesso Tribunale Teresa Reggio, nei confronti d’entrambi gl’indagati. Siinardi, però, non s’era dato per vinto. Attraverso il proprio legale di fiducia, il notissimo avvocato penalista del foro di Cosenza Franz Caruso, aveva presentato un atto d’opposizione alla richiesta d’archivizione del pubblico ministero Rana, supportato da una serie d’indagini difensive. E lo scorso 9 marzo, presso il Palazzo di giustizia castrovillarese, s’era celebrata l’udienza in camera di consiglio dinanzi al gip Reggio, cui avevano preso parte i difensori di Geraci e Bellucci, gli avvocati Mario Elmo e Pierpaolo Cassiano del foro di Castrovillari, oltre che l’avvocato Caruso per Siinardi. Al termine della quale il gip Reggio s’era riservato di decidere se mandare a processo o meno Geraci e Bellucci sulla base delle accuse sferrate loro da Siinardi. Riserva sciolta lo scorso 19 maggio col decreto d’archiviazione nei confronti dei due accusati “previa declataroria d’inammissibilità dell’opposizione” alla richiesta d’archiviazione presentata da parte del legale di Siinardi. Ciononostante il giudice non ha mancato d’entrare nel merito, scrivendo – tra l’altro – che «deve, pertanto, escludersi il carattere diffamatorio delle espressioni utilizzate e ciò a prescindere dalla percezione soggettiva di soggetti terzi (si vedano esiti indagini difensive)».    

 

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