Il fatto – giuridicamente inconfutabile – è che la prostituzione in Italia non è reato. Vi sono dei reati, invero, che la riguardano da vicinissimo: avviamento, favoreggiamento, sfruttamento della prostituzione. Tra i Comuni della provincia di Cosenza in cui esiste il fenomeno della prostituzione lungo le strade, Corigliano Calabro è notoriamente quello che occupa il primo posto assoluto – da anni – e chi fa cronaca lo sa bene. Qui sono decine e decine le meretrici – tutte o quasi immigrate da Paesi sia europei che extraeuropei – quotidianamente piazzate lungo i due tracciati della Statale 106, le “bretelle” d’essi, il lungomare di Schiavonea. Un fenomeno attivo oramai da un ventennio nel corso del quale è andato sempre crescendo.

Ma se s’eccettua una datata maxinchiesta giudiziaria condotta da Carabinieri e Guardia di Finanza e coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Catanzaro – denominata “Harem” – ed alcune anch’esse datate inchieste giudiziarie meno complesse condotte dai Carabinieri sotto l’egida dell’ex Procura di Rossano e di quella di Castrovillari, sembrerebbe che da anni oramai il fenomeno della prostituzione che vede al centro Corigliano Calabro ed ha propaggini nell’Alto Jonio cosentino, sia “libero”, immune dai reati d’avviamento, favoreggiamento, sfruttamento. Quindi non vi sarebbe alcun reato, dietro. Abbiamo motivi per credere non sia affatto così. Qualche estate fa, durante la notte di Ferragosto, una faida tra criminali di nazionalità albanese e rumena – proprio sullo sfondo, si fa per dire, di tale fenomeno – ha visto scapparci il morto ammazzato proprio sul lungomare. E questo se proprio non la dice tutta, la dice lunga assai. Ma a Corigliano Calabro, grosso paese che negli ultimi vent’anni ha assunto i tutti i connotati negativi che caratterizzano le grandi città sotto molteplici forme, la presenza massiccia di prostitute – evidentemente dovuta a una domanda di prostituzione parimenti massiccia – viene scandalosamente fatta passare come la madre di tutte le illegalità qui massicciamente diffuse.

V’è un’ordinanza del sindaco Giuseppe Geraci che pure ad una lettura fugace appare limitativa dei principi costituzionali di libertà delle persone, e delle persone perbene. Il sindaco impone divieti per automobilisti e pedoni col dichiarato fine di contrastare la prostituzione, malcelando la vera “questione” con la sicurezza stradale e la salvaguardia dell’incolumità pubblica. Su tutto il territorio comunale, nelle aree di pubblico passaggio e, in particolar modo, sulle strade Ss 106, Sp 253, 196, 173 e 189 e sul lungomare di Schiavonea è istituito il divieto per i conducenti delle auto di rallentare, fare brusche frenate, procedere a passo d’uomo, effettuare manovre repentine per accostarsi o fermarsi al fine di contrattare con i soggetti, anche minori, dediti alla prostituzione, di farli salire o scendere dai veicoli. I trasgressori dovranno pagare una multa di 500 euro. L’ordinanza estende il divieto anche a coloro che a piedi e nei luoghi indicati concordano prestazioni sessuali a pagamento. Inoltre, è vietato tenere abbigliamenti ed atteggiamenti indecorosi che possano indurre alla domanda di prostituzione. I divieti non vengono applicati ai mezzi di soccorso, in caso di necessità, ai volontari delle associazioni e delle istituzioni impegnati in attività solidali verso tali soggetti.

Un’ordinanza che a parere di tutti (molti) i preparati operatori del diritto da noi consultati, sarebbe anticostituzionale ed incostituzionale. Un’ordinanza contro la quale – ovviamente per motivi di discrezione familiare e sociale – nessun cliente di prostituta s’è mai mosso legalmente, pagando la somma di 500 euro cui in taluni casi s’è sommato il sequestro amministrativo della vettura a bordo della quale lo stesso s’era fermato per poi andare a consumare il mercenario rapporto sessuale. Fino a qualche tempo fa, proprio per fare rispettare l’ordinanza del sindaco Geraci, il Comando di Polizia municipale aveva istituito un’apposita pattuglia di servizio. Praticamente deputata a far “cassa” per il Comune, mentre i consistenti “numeri” del fenomeno prostituzione sono rimasti in modo più che evidente assolutamente invariati. Da qualche tempo, considerato l’esiguo numero d’agenti della Municipale impiegabili in servizio esterno, tale compito sembra essere stato assunto “d’ufficio” dalla Polizia di Stato. Che in forze di uomini e mezzi quotidianamente transita in lungo e in largo sul territorio coriglianese, impiegando nientepocodimenochè, oltre agli agenti del Commissariato di Rossano, pure quelli del Reparto prevenzione crimine Calabria settentrionale. Per elevare contravvenzioni amministrative ad un paio di prostitute e clienti per volta, come puntualmente recitano i ridicoli comunicati trasmessi agli organi d’informazione. E per questo, oggi, il sindaco Geraci ringrazia il dirigente del Commissariato di Rossano, Raffaele De Marco, ed il neo questore di Cosenza Giancarlo Conticchio: «A nome mio personale, della Giunta municipale e dell’intera città  – scrive Geraci – vengo ad esternarle i più alti sentimenti di gratitudine e riconoscenza per il servizio reso all’intero territorio con le efficaci attività di contrasto al fenomeno della prostituzione, ormai dilagante. Ciò che lei ed i suoi uomini hanno fatto e, quotidianamente, fanno, tra mille difficoltà e grande spirito di sacrificio – aggiunge – non può passare inosservato, né tanto meno far restare indifferenti. Tra il disordine generale, l’irrispettosità delle regole del corretto vivere civile, la commissione di delitti di varia natura, il grande presidio di legalità che è il Commissariato di Ps diviene fulcro e baluardo a difesa dell’alto valore che è la legalità». Con un fenomeno – la prostituzione – permanente ed immobilmente immutato. A dispetto dell’ordinanza-Geraci che va a puttane e che – costituzionale o meno che sia – nei suoi contenuti è più ridicola dei comunicati che vengono trasmessi dalla Questura. E serve solo e soltanto al Comune per fare cassa. Senza alcuna inchiesta di polizia giudiziaria – da anni – sull’avviamento, il favoreggiamento, lo sfruttamento della prostituzione. Allora, ci domandiamo: a Corigliano Calabro chi sfrutta il fenomeno della prostituzione?        
 

 

 

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