Presentato dai relatori all’unisono come «un evento di portata storica» – se è così la storia è ridotta proprio male – nel pomeriggio di ieri presso il Centro sociale d’eccellenza cittadino s’è tenuta una manifestazione in pompa più che magna per la presentazione ufficiale della raccolta differenziata porta a porta “spinta” dei rifiuti nel Comune di Corigliano Calabro. Di fronte a una grande platea di cittadini in larga parte visibilmente “precettati” alla presenza, al tavolo della presidenza il sindaco, Giuseppe Geraci, l’assessora comunale all’ambiente, Marisa Chiurco, il responsabile comunale del Settore Ambiente, Antonio Durante, il responsabile unico del procedimento amministrativo del Comune, Francesco Bua, l’amministratore d’”Ecoross”, la società affidataria del servizio comunale di raccolta e smaltimento dei rifiuti, Walter Pulignano, e il responsabile dei Servizi d’igiene urbana della stessa società, Simone Turco (foto).

I quali, presentati dal responsabile della Comunicazione comunale, Lenin Montesanto, hanno uno alla volta preso la parola. Interventi, i loro, concentrati soprattutto sull’educazione dei cittadini al rispetto dell’ambiente e sul loro adeguamento al “nuovo regime” di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Interventi che – sotto quest’aspetto – meritano un plauso.

Purtuttavia, per com’è stato presentato, tale “nuovo regime” suscita delle riflessioni. E delle perplessità. Soprattutto in considerazione del suo costo per il Comune: oltre 5 milioni d’euro l’anno per 5 anni. E soprattutto in considerazione del fatto che è almeno dal 2002 – quando l’amministrazione comunale era retta dall’ex sindaco Giovanni Battista Genova – che il Comune di Corigliano Calabro ha finora continuato a sprecare, senza soluzione di continuità, milioni e milioni d’euro, investendoli assai malamente proprio in tema di raccolta differenziata dei rifiuti e d’educazione ambientale ad essa connessa. Ben quindici anni – e camionate di milioni d’euro – che oggi dovrebbero vedere il Comune di Corigliano Calabro tra i Comuni collocati ai primissimi posti nella provincia di Cosenza per la raccolta differenziata dei rifiuti. E che invece lo vedono diabolicamente piazzato al 116. posto su 155! Con l’obbligo di legge – oggi – di dover raggiungere il 65% di raccolta differenziata per evitare le relative sanzioni da parte del Ministero dell’Ambiente e le salatissime tariffe della Regione Calabria connesse ai costi di smaltimento nelle oramai poche e quasi esaurite discariche regionali. Una sfida temeraria, dunque, quella di Geraci e compagnia cantante. Cui – coi migliori auspici – non ci sottraiamo a formulare i nostri auguri raccomandando pure noi ai cittadini d’essere educati verso il loro stesso ambiente e d’adeguarsi al “nuovo regime”. Nell’interesse economico di tutti? A questo noi crediamo poco quanto nulla e lo diciamo molto francamente. Se gl’importi delle salatissime bollette della Tarsu (la tassa sui rifiuti solidi urbani) scenderanno, chi vivrà lo vedrà.

Ma veniamo agli aspetti organizzativi del “nuovo regime” dei rifiuti coriglianese, quello differenziato porta a porta “spinto”. Che suscitano più di qualche perplessità. Vediamo. In tale ambito, infatti, Corigliano Calabro è stata suddivisa in due zone: le popolose frazioni Scalo e Schiavonea da una parte, il centro storico e il “resto del mondo” dall’altra. Nelle prima zona è prevista la raccolta differenziata porta a porta “spinta” tout court, con l’eliminazione di qualsiasi tipo di cassonetto stradale, dal primo luglio soltanto allo Scalo e dal primo ottobre pure a Schiavonea. Scelta di date differenti – a nostro avviso sbagliata – che l’amministrazione comunale giustifica con l’aumento esponenziale di popolazione a Schiavonea nei mesi estivi che finirebbe per creare disagi e problemi allo stesso “nuovo regime” costrittivo di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Come se i tanti coriglianesi aventi le seconde case al mare, proprio al mare fossero un po’ “meno coriglianesi”. E come se quei quattro smandrappati di bagnanti e turisti che d’estate approdano a Schiavonea nel resto dell’anno vivessero in troglodite inciviltà dal “cassonetto obbligatorio” e Corigliano Calabro negli ultimi quindici anni si fosse distinta per aromi e profumi proprio sul lungomare di Schiavonea e dintorni.

Basta fare soltanto qualche chilometro per vedere come il Comune di Villapiana – d’estate stracolmo di bagnanti e turisti – abbia già organizzato la raccolta differenziata porta a porta “spinta” dei rifiuti senza distinzioni di razza, di sesso, di lingua e di credo religioso. E – sempre a proposito di “distinzioni” – viene naturale domandarsi l’occulto motivo per il quale, eccetto le frazioni Scalo e Schiavonea, nel resto del territorio comunale vigerà un sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti “misto” tra la differenziata porta a porta “spinta” e l’attuale consuetudine dei cittadini con la presenza dei cassonetti in strada. Forse perché la popolazione residente in centro storico e nella tante popolate frazioni e contrade coriglianesi viene considerata “primitiva” da parte dell’amministrazione Geraci? Mistero.

Ad ogni modo questa della raccolta differenziata spinta porta a porta nella “filosofia” di Geraci & Co. è una potentissima arma di distrazione di massa dalla presenza in Municipio della Commissione d’accesso agli atti inviata dal prefetto di Cosenza per verificare la presenza d’infiltrazioni mafiose nell’attività amministrativa del Comune da loro amministrato. 

A tenere banco – durante il partecipato incontro di ieri – è stato soprattutto l’amministratore d’”Ecoross”, Pulignano. Il quale, come un abile venditore di pentole, ha illustrato i vantaggi – più pubblici o più privati? – della maxioperazione da oltre 25 milioni d’euro… 

 

 

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