L’acceso dibattito politico mosso da movimenti ed associazioni, molto meno dai partiti politici, sul tema della fusione amministrativa tra i Comuni di Corigliano Calabro e Rossano, è – per argomentazioni – noiosissimo. Salvo qualche rara eccezione e salvo qualche intervento fuori dai grigi cori del “Sì” e del “No” in vista del referendum consultivo che il 22 ottobre prossimo darà voce in capitolo a quanti finora non ne hanno avuta neppure l’ombra: i cittadini aventi diritto al voto di Corigliano Calabro e di Rossano. Nel frattempo però, qualcosa accade nei meandri con scarsissimo “accesso pubblico” della grigia politica locale. Vediamo.

Il Comune di Corigliano Calabro istituisce una Commissione di Consiglio comunale deputata allo “studio” del processo di fusione. La presiede(va) Francesco Sapia, unico consigliere espressione del Movimento 5 stelle, il quale ora da quella Commissione s’è dimesso. Sapia votò favorevolmente all’apposita deliberazione consiliare (che a Corigliano passò a maggioranza, a Rossano invece all’unanimità ed un anno prima) che dà impulso proprio al processo di fusione. Delibera della quale lo stesso Sapia nei giorni scorsi ha formalmente richiesto la revoca da parte dello stesso Consiglio comunale attraverso una comunicazione indirizzata al sindaco Giuseppe Geraci. E non è da escludersi che sarà proprio Geraci – magari a umma a umma – a chiedere al proprio fido presidente del Consiglio comunale, Pasquale Magno, di calendarizzare la richiesta di Sapia. E a quel punto nel Consiglio comunale di Corigliano Calabro potrebbe accadere di tutto. E di più.

In realtà sta già accadendo molto negli ambienti consiliari comunali coriglianesi, con consiglieri che votarono alacremente contro o s’astennero su quella delibera ed oggi sembrano essere favorevoli al processo di fusione e loro colleghi che votarono “convintamente” a favore ed oggi sembrano assolutamente contrari e contrariati. E se le motivazioni di sostegno alla fusione date da quanti comandano il vapore dello scadentissimo dibattito in corso sono – per l’appunto – scadenti, ancor più lo sono quelle espresse da quanti, in particolare a Corigliano Calabro, sono già schierati sul fronte del “No”. Per non parlare di quanti non possono più permettersi neppure il lusso d’esprimersi e che vorrebbero tanto potersi iscrivere allo stesso fronte del “No”. Sempre a Corigliano Calabro, superfluo persino scriverlo. Già.

Ma – di grazia e davvero – che sta avvenendo da ‘ste parti?! A riassumere il tutto ben bene ci ha pensato proprio il consigliere pentastellato Sapia. Il quale s’appella a norme, denuncia “irregolarità” di legge, arzigogola tra scartoffie varie. Fa l’Azzeccagarbugli. Solo una cosa non fa: politica e in modo serio. Che è quello che dovrebbe fare. Come in tanti del resto, alla penombra dell’amatissimo Castello ducale (foto) e sotto la protezione dell’ancora più amato San Francesco di Paola, il Patrono dei coriglianesi che secondo qualche imbecille che piscia su Facebook rischierebbe d’essere estromesso dalla Santissima Maria Madonna Achiropita o da San Nilo Patroni di Rossano (facciamo un atto di contrizione per averli nominati pure noi invano). La verità è un’altra, signore e signori. A Corigliano Calabro regna un colossale senso d’inferiorità nei confronti di Rossano. E dei rossanesi. Non l’ammetterebbe mai nessuno, neppure sotto le forme di tortura più atroci ma così è se vi pare. Ed è per questo che la politica – la vera “complessata” di questa vicenda – cerca di sgattaiolare dal cul-de-sac ove s’è andata a ficcare senza che gliel’avesse ordinato il medico. Il sindaco Geraci per primo. Quello che ha portato in Consiglio comunale la delibera sulla fusione. Votandovi a favore. Lo “scienziato” della contabilità degli enti pubblici che però vuole prima veder chiaro nei conti e nel bilancio finanziario del Comune di Rossano, atti strapubblici che poteva premurarsi di scaricare da internet senza tutti quei pipponi utili solo e soltanto a lui per accendere quell’orgoglioso populismo coriglianese ed antirossanese cui Sapia ha già abboccato.

La verità è che la “politica” di Corigliano Calabro non se la sente di reggere la sfida. Non quella della fusione insieme a Rossano, che è la sfida vera. Ma quella con Rossano. Ha una paura fottuta. Perché vede questa “cosa” della fusione come una partita di calcio epocale. E ne teme l’avversario. Altro che cazzi e mazzi. Pensate gente com’è finita la “politica” a Corigliano Calabro. Già. Perché se non ha più neppure la forza dell’orgoglio a reggere un confronto positivo, propositivo e costruttivo con quella di Rossano – ridotta malissimo – tirate voi le conclusioni…            

 

 

 

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