Ieri dovevo essere in Tribunale a Salerno, ov’è in corso un processo penale nei miei confronti, d’un mio collega e d’un ispettore della Polizia di Stato entrambi persone perbene, intentatoci da un magistrato che – secondo lo stesso – in terzetto avremmo diffamato. Personalmente ho deciso di non sedere una volta tanto sul banco degl’imputati. Tra le mie due “opzioni”, infatti, ho deciso di partecipare alla XXIV Giornata mondiale della libertà di stampa, che io piuttosto intitolerei “per” e non “della” libertà di stampa.

In Italia, sotto l’egida dell’Unesco, s’è tenuta una manifestazione principale a Reggio Calabria – nell’“Auditorium Nicola Calipari” presso Palazzo Tommaso Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria – e due altre manifestazioni a Torino e a Milano. Io sono stato a Reggio. «Difendete la vostra dignità». È l’appello che ci ha rivolto e con cui ha esordito Carlo Parisi, segretario generale aggiunto della Federazione nazionale della stampa italiana e segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria, principale artefice della giornata reggina organizzata grazie all’impegno congiunto della Fnsi, dell’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani e dell’Ordine nazionale dei giornalisti. Nulla di retorico nel suo articolato intervento come in quelli della maggior parte delle altre autorevoli personalità del mondo del giornalismo e non solo che hanno preso la parola. Come il non mandato a dire del segretario generale della Fnsi Raffaele Lorusso: «È inaccettabile che ancora il Governo non abbia prodotto una legge che contrasti l’uso, o meglio l’abuso delle querele temerarie e che cancelli definitivamente il carcere per i giornalisti accusati di diffamazione a mezzo stampa».

Tra i temi al centro del dibattito proprio il sostegno ed il rispetto del lavoro dei giornalisti, per garantirci la libertà prima ancora che i diritti di cronaca e di critica troppo spesso minata la prima ancor prima dei secondi tanto dalle difficili condizioni economiche quanto dagli strumenti di ricatto: le querele e le liti civili temerarie quasi sempre intentate da poteri contro i quali noi giornalisti abbiamo davvero scarsi strumenti per poterne uscire indenni, pur grati all’instancabile ottimo lavoro dei nostri ottimi avvocati che credono nell’informazione autenticamente libera e – difendendo noi – la difendono. Quello dei magistrati è l’esempio più lampante di questo stillicidio dell’informazione. Essere processati in un tribunale “giurisdizionalmente terzo” rispetto al distretto di Corte d’appello cui appartiene il magistrato che ha querelato me ed i miei coimputati, udienza dopo udienza ci sta alquanto preoccupando e proprio in ordine alla terzietà del processo che stiamo subendo. Magistrati, rappresentanti delle forze dell’ordine e delle istituzioni pubbliche, imprenditori, politici, politicanti e – in ultimo – ‘ndranghetisti, camorristi, mafiosi e terroristi vari, troppo spesso mettono a repentaglio la libertà e i diritti di noi giornalisti. Un repentaglio che – gentili lettori – troppo spesso manda a farsi fottere pure la vostra libertà e i vostri diritti. Già. La libertà di vivere in un paese bene informato su tutto ed i vostri diritti d’essere informati su tutto da parte di noi giornalisti. È per questo che rispetto quei miei colleghi che per quattro soldi di stipendio o di compenso (quando ci sono gli stipendi o i compensi!) hanno scelto d’informarvi sul poco quanto nulla, per il loro quieto vivere.

E’ anche per questo che l’Italia quest’anno si colloca al 52. posto su 180 nella classifica mondiale “della” libertà di stampa, risalendo di ben 25 posti rispetto al 2016 perchè un Tribunale a noi estero – quello dello Stato Vaticano – ha assolto due nostri colleghi italiani, Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, per avere fatto il loro mestiere in merito al caso “Vatileaks”.     

 

 

Di admin