Il segretario del Partito democratico di Cariati, Emiliano Didonna, ci appare molto confuso oltrechè frastornato per l’annullamento delle primarie tenutesi nel proprio paese domenica 30 aprile scorso per eleggere il segretario nazionale del suo partito (nella foto, il file ufficiale dei risultati in Provincia di Cosenza diffuso dalla stessa Federazione provinciale del Pd)Didonna ci accusa d’avere scritto falsità http://www.altrepagine.it/index.php/notizie/309-primarie-pd-i-casi-di-schiavonea-e-cariati e, sul nostro profilo Facebook, dice la suaChe qui riportiamo:

«Il seggio era in una via pubblica e non in un pub, il pub è di un privato cittadino che nulla ha a che fare con candidati nelle liste; la richiesta di allestire il seggio su una pubblica via è stata autorizzata dalla federazione provinciale; la stessa richiesta deve essere fatta dal circolo e non da un privato cittadino che non è del Pd come lei vuol far credere nel suo articolo; non mi risulta, ad oggi che la sindaca e componenti della sua giunta siano del Pd e come tali non possono chiedere e tanto meno autorizzare ed essere autorizzati ad allestire un seggio per le primarie, che sono interne ad un partito, ma possono solo liberamente partecipare alle votazioni. Nel suo articolo parla di boss e picciotti, calunniando me e i dirigenti di una sezione storica del Pd, sarò costretto, se non rettifica il suo articolo o se non pubblica la replica, a querelare lei e il suo giornale per diffamazione». Sempre su Facebook gli rispondiamo: «Come siamo permalosi Didonna! Se mi manda la replica, la pubblicherò senz’altro (direttore@altrepagine.it). Si risparmi le minacce però, perché non le temo».

Pochi minuti e sulla nostra casella di posta elettronica giunge l’annunciata “replica”. Ma è un comunicato stampa di ieri, riciclato, in cui Didonna replica non a noi ma ad una nota di domenica scorsa della sindaca di Cariati, Filomena Greco. Della quale – noi – non siamo né i portavoce né i portaborse. La nota di Didonna è quindi irricevibile da parte nostra, poiché non è a noi che è rivolta la replica in essa contenuta. La nostra, Didonna, è cronaca politica.

A proposito di “boss e picciotti”, dal vocabolario Treccani: Bossbòs› s. angloamer. [dall’oland. baas«zio; mastro»] (pl. bossesbòsi›), usato in ital. al masch. – Padrone, imprenditore. In partic., negli Stati Uniti, chi esercita una certa autorità nel campo politico, economico e sindacale, e, più specificamente, l’esponente politico di rilievo che in organizzazioni di partito controlla un largo numero di voti o è in condizione di svolgere larga influenza in sede amministrativa o legislativa. Per estens., nel linguaggio giornalistico, chi esercita, anche con sistemi illegali, un ampio potere di controllo su determinate attività: i boss della malavita, della mafia, della droga, dei mercati generali, del pugilato, ecc. Scherz., il capoufficio: ti ha cercato il boss. Picciòttos. m. [voce sicil., affine a piccolo1, piccino]. – 1.In Sicilia, giovanotto (e, al femm. picciotta, ragazza). In partic., ciascuno dei componenti le bande siciliane che, nel 1860, presero parte alla battaglia di Calatafimi e alla presa di Palermo, unendosi ai Mille per cacciare dalla Sicilia i Borboni (in un primo tempo erano stati indicati dal comando garibaldino come «Cacciatori dell’Etna», poi prevalse la denominazione picciotto, di origine popolare). 2.Giovane appartenente a un’organizzazione mafiosa o camorristica (rappresenta il grado più basso nella gerarchia dell’organizzazione).

Non essendo la nostra di ieri una cronaca giudiziaria bensì al contrario – come superfluamente ribadiamo – una cronaca politica, egregio segretario del Pd cariatese dia la giusta interpretazione alle cose…  

 

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